Trekking, eremi e panorami: ecco le escursioni in provincia di Roma permesse nella Fase 2

di Stefano Ardito
Dalla cima del Monte Pellecchia, il “tetto” dei Monti Lucretili, si vede in lontananza il Gran Sasso, e si avvistano spesso le aquile in volo. Dal Semprevisa, sui Lepini, lo sguardo spazia verso il Tirreno e il Circeo. E il memoriale che ricorda Daniele Nardi, l’alpinista scomparso nel 2019 sul Nanga Parbat, ricorda le vette più alte del mondo.

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Le migliaia di appassionati di natura e sentieri di Roma e dei centri vicini sono stati sorpresi dall’ordinanza della Regione Lazio che consente le uscite solo entro i confini provinciali. Ma se le vie che conducono ai monti della Ciociaria e al Terminillo sono per ora precluse, intorno alla Capitale si snodano molti percorsi affascinanti e poco frequentati, ideali per fare del movimento ed evitare assembramenti. 
 
 

Chi ama i paesaggi collinari può incamminarsi sull’Appia Antica, verso il profilo dei Colli Albani. Sui Castelli, il tratto più bello della Via Francigena del Sud inizia dal borgo di Nemi, e porta verso Fontan Tempesta e le Piagge di Genzano.

A nord di Roma, offre piacevoli camminate il Parco di Veio. Da Isola Farnese, dei saliscendi tra campi coltivati e ginestre portano alle rovine etrusche dell’Acropoli e al Ponte Sodo, il tunnel artificiale percorso dalle acque del Cremera.  

Si alza in provincia di Roma il Soratte, la cima in miniatura affacciata sull’Autostrada del Sole. Dal borgo di Sant’Oreste, un anello che richiede un paio d’ore traversa magnifici boschi di leccio, sale ai 691 metri della cima e tocca vari eremi medievali.

La cima più alta della Provincia di Roma è il Monte Autore, 1855 metri. Lo si raggiunge con una comoda passeggiata da Campo dell’Osso e Livata, o con un itinerario più lungo che inizia da Vallepietra, e tocca il Santuario della SS. Trinità e la dolomitica parete della Tagliata. Il verde dei faggi lascia in alto il posto a quello delle praterie sommitali, spesso si incontrano cervi e caprioli.  

La vera “montagna dei romani” è però il Monte Gennaro, 1271 metri, il Mons Januarius degli antichi, che chiude a est il panorama dalla città. Il sentiero più comodo inizia da Prato Favale, nei pressi di Marcellina, e tocca via via i faggi della Valle Cavalera, i pascoli del Pratone e dei magnifici agrifogli.

Si incontrano vacche e cavalli al pascolo, rapaci e piccoli uccelli del bosco, pagine poco note di storia. Tra boschi e pascoli, si seguono i passi del duca Federico Cesi, che all’inizio del Seicento fondò l’Accademia dei Lincei. E amava camminare, cavalcare e studiare la natura quassù.
 

Ultimo aggiornamento: Sabato 9 Maggio 2020, 15:14
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