Rossella Migliaccio: «L'armocromia per scoprire la bellezza di ognuno di noi»
di Ilaria Del Prete

Rossella Migliaccio: «L'armocromia per scoprire la bellezza di ognuno di noi»

Di modelle da seguire, look da desiderare e make-up da copiare ne è pieno Instagram. Poi c’è Rossella Migliaccio, che attraverso l’armocromia non suggerisce semplicemente outfit da riprodurre, ma fornisce alle sue followers (e dallo scorso ottobre anche alle lettrici di Armocromia, il suo libro) armi per diventare stylist di se stesse.

Esperta d’immagine e founder dell’Italian Image Institute, perché ha deciso di portare il suo lavoro sui social?
«Ero abituata a ricevere messaggi dalle amiche in cerca di consigli di stile. Una mattina sono arrivata in ufficio e ho chiesto alle collaboratrici: e se mi aprissi a tutti e rispondessi nelle stories? Non immaginavo sarebbe esplosa una “armofollia”».

Cos’è, in breve, l’armocromia?
«Un metodo che si basa sull’analisi di pelle, occhi e capelli per trovare la palette di colori che più ci valorizza e possiamo utilizzare dall’abbigliamento al beauty, agli accessori».

Quali le sue origini?
«È stata inventata dalle costumiste di Hollywood quando il cinema è passato dal bianco e nero al colore. Studiavano una palette per ciascuna diva. Negli anni ‘80 è diventata “popolare” nei paesi anglosassoni. In Italia sono stata tra le prime a parlare di armocromia, dieci anni fa».

Una materia “frivola”, ma trattata con rigore scientifico.
«Credo ci sia anche questo alla base del successo riscosso. Si ribalta il paradigma del “questo è bello, quindi compralo”. Al contrario si cerca di capire cosa sta bene proprio a te».

Quello che passa è anche un messaggio di accettazione del proprio corpo.
«Un modello di riferimento omologato diventa frustrante. Se diciamo “questo sta bene a tutti”, ma poi a una persona sta male, si crea malessere. Il mio atteggiamento non è mai giudicante».

Instagram è il luogo giusto per affrontare un discorso simile?
«In un mondo in cui tutti dobbiamo essere belli, fare vacanze fighe e usare il fotoritocco dire “non è bello ciò che è bello ma ciò che ci rende belli” è un messaggio attuale, di inclusività nella diversità. Di unicità. La cultura dell’immagine ha fatto tanti danni. Non c’è niente di male a badare al proprio aspetto, l’importante è non diventare schiavi dell’immagine di altri o che ci vogliono imporre».

Esistono convinzioni sbagliate sui colori?
«Ci sono molti falsi miti. Che si è eleganti solo in nero, che nero e blu non si possono abbinare. Oppure in profumeria, quando si dà per scontato che le more abbiano colori caldi. Ci sono centinaia di rossetti aranciati rimasti nel cassetto (ride n.d.r). E no, il nero non sta bene a tutti. Ci sono altri colori scuri altrettanto raffinati».

A cosa sono dovuti questi errori?
«Alcuni hanno radici storiche. Ad esempio, dire che blu e nero non vanno insieme risale agli anni '50, in cui tutto era maniacalmente abinato in modo rigido. Era inconcepibile mischiare due colori base del guardaroba. Ancora, la convinzione che il rosa sia un colore da "femmine" e il blu da "maschi". Nel Medioevo era esattamente il contrario. Il blu era il colore del manto della madonna. Il rosa una versione light del rosso. Ma oggi penso che non abbia più senso. Il colore non deve rappresentare una categoria».

ilaria.delprete@leggo.it

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Ultimo aggiornamento: Lunedì 19 Ottobre 2020, 16:13
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