Bertè racconta il nuovo disco: «Libera di essere normale, è questa la mia trasgressione»
di Rita Vecchio

Bertè racconta il nuovo disco: «Libera di essere normale, è questa la mia trasgressione»

Loredana Bertè torna, trasgressiva più che mai. Una fenice che risorge con una chioma lunghissima blu elettrico e mani che scartano il nuovo album. Ed eccolo LiBerté. «Un manifesto», lo definisce lei. Un disco di inediti che arriva dopo tredici anni dall'ultimo BabyBerté. Il reggae fa a pugni con il punk e il pop rincorre il rock: dieci brani - molti scritti da lei - con la firma attesa di Fossati e per la prima volta di Gaetano Curreri degli Stadio. E la novità della realtà aumentata tramite una app e il cellulare. Il successo di quest'estate con Boomdabash, a 68 anni, le ha dato nuova energia, oltre che farle triplicare il pubblico. Tende a eludere le domande su Asia Argento e sulle voci che la danno come sua sostituta a X Factor. Per il resto racconta di tutto. Compreso Sanremo: «Io ho intenzione di presentarmi, ho riservato l'undicesimo inedito, e rompere le scatole per cinque giorni. Poi decide Baglioni».
 
 

Perché LiBerté è il suo manifesto?
«C'è la mia essenza. Il mio vissuto. E la camicia di forza che indosso in copertina, creata da me, me la misero davvero».

Quando?
«Anni fa. Ho spaccato la portineria con una mazza, sono arrivati in quindici e mi hanno portato in manicomio. Mi sono trovata meglio lì che a casa, tanto che non volevo più uscire».

E la libertà?
«È trasgredire e non camuffarsi. Insomma essere normali»

Si è mai pentita di qualcosa?
«Sì. Riguarda Mimí (la sorella Mia Martini, ndr). Ma è una cosa molto personale».

Questo è un disco di ritorni. C'è pure Fossati.
«Gli ho mandato una lettera e mi ha risposto con una canzone. Dopo trent'anni è strepitoso».

E l'omaggio ai Ramones?
«Il reggae e il punk sono nel mio cromosoma. I Ramones mi sono sempre piaciuti».

Li ha mai incontrati?
«A New York, mentre suonavano in un bar. Erano gli anni in cui io cucinavo per Andy Warhol e lui mi disegnava le copertine, quelli in cui andavo a scuola con Pelé, gli anni di John Belushi e di Woody Allen con il suo clarinetto».

Torniamo al disco: canta la donna prima di tutto.
«Sono contro il femminicidio e contro ogni tipo di violenza».

È difficile essere donna?
«Molto. Non mi pare ci siano stati grandi passi avanti. Le quote rosa, se ci sono, non sono nei poteri forti».

Crede ancora di non essere una signora?
«Sono una donna punk, una di strada che ne ha vissute tante, ma che non smette di rivendicare il diritto alla libertà e alla diversità. Potrei stare sui murales di Basquiat».

Quindi cosa pensa del caso Asia Argento?
«Non mi espongo, per me è come una figlia. Credo ci sia troppa cattiveria e voglia di far male».

Per fortuna che ci sono i bambini?
«I bambini mi hanno fatto impazzire. Li ho voluti nel disco (intro e outro, ndr), per gridare con la loro innocenza alla libertà e contro il razzismo».

Giovedì 27 Settembre 2018, 07:30
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