Notre-Dame, forse un corto circuito: «Nel mirino i due ascensori». Il primo allarme ignorato per un bug informatico

L'incendio di Notre-Dame ha sconvolto l'Europa: e col passare del tempo vengono fuori nuovi particolari sul tempismo dei soccorsi e sulla possibilità che si potesse fare qualcosa in più per salvare la guglia andata distrutta. Secondo quanto scrive Le Parisien, il primo allarme scattato per l'incendio sarebbe stato ignorato a causa di un bug informatico: due agenti della sicurezza - ascoltati dalla polizia - avrebbero detto che il focolaio era stato localizzato alla base della guglia, lato Senna, ma di essere stati indirizzati verso un punto sbagliato da un bug informatico nel sistema. L'origine delle fiamme è stata dunque trovata molto più tardi.

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A provocare l'incendio, riferisce sempre Le Parisien, che cita una fonte vicina al dossier, «potrebbe essere stato un cortocircuito»: «Gli inquirenti si interrogano soprattutto sugli ascensori usati per i lavori». Le impalcature per i lavori di restauro che erano in corso sul tetto e alla guglia erano dotate di due ascensori, il primo raggiungeva i 24 metri dal suolo, l'altro per arrivare al tetto a 54 metri. Un terzo ascensore, che sarebbe stato utilizzato dagli operai per raggiungere la vetta della guglia poi crollata, sarebbe stato costruito a breve.

POMPIERI: SENZA DI NOI TORRI CROLLATE Intanto il portavoce dei pompieri di Parigi, Philippe Demay, in conferenza stampa a Parigi, ha chiarito il ruolo dei vigili del fuoco: «È chiaro che se non fossimo stati così veloci, le due torri sarebbero crollate, è una certezza», ha detto. «È il maggiore intervento che abbia mai fatto, questo è chiar. Notre-Dame è qualcosa di particolare. La gente ci ringrazia, ci consegna dei regali. Si sono commossi per il nostro intervento nella cattedrale».

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E il rischio crolli fa ancora tanta paura. Secondo il comandante dei pompieri, Gabriel Plus, «c'è una minaccia sulle ghimberghe», i frontoni triangolari sui lati della cattedrale che una volta venivano sorretti dal tetto e che ora sono a cielo aperto. «Non si reggono più sul tetto, ma si reggono su loro stessi, sono quindi esposti al vento. Per questo motivo bisogna togliere del peso». Secondo il parere di alcuni esperti, le ghimberghe potrebbero dunque essere in parte rimosse, per evitare che il loro crollo crei ulteriori danni, incluso al prezioso rosone.

Mercoledì 17 Aprile 2019, 17:11
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