La variante inglese spaventa le Marche: primo caso a Loreto, ma senza contatti con la Gran Bretagna

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di Stefano Rispoli

La variante inglese del Covid è tra noi. Si è insinuata in una famiglia di Loreto composta da tre persone che venerdì scorso hanno deciso di sottoporsi a un tampone molecolare perché alle prese con un forte raffreddore. A distanza di quattro giorni è arrivato il verdetto: uno dei membri del nucleo familiare è risultato positivo al Covid. Non quello che conosciamo e stiamo combattendo, ma un suo “figlio”, la variante del gene S che nella gerarchia del terrore ha soppiantato il Sars-Cov-2 e fa così paura che mezzo mondo ha isolato la Gran Bretagna, con tanto di blocco dei voli e oltre 200 miliardi bruciati dalle borse europee.

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La scoperta


Oltremanica il nuovo ceppo si sta diffondendo a velocità esponenziale. In Italia, per ora, sono solo due i casi registrati. Uno a Roma - una 42enne che lavora a Londra -, l’altro in provincia di Ancona. La variante inglese è stata scoperta ieri nel laboratorio di Virologia dell’ospedale regionale di Torrette, diretto dal professor Stefano Menzo. «Abbiamo svolto un sondaggio tra i campioni raccolti nell’ultima settimana e abbiamo individuato non l’intero genoma virale, ma una sequenza parziale - spiega lo specialista -. Dalla piccola porzione abbiamo il fondato sospetto che si tratti della variante inglese, anche se per isolare il virus servirà ancora qualche giorno». 
Ma cos’è che spaventa così tanto di questo nuovo ceppo? «Non ci sono pubblicazioni scientifiche al riguardo - spiega Menzo - ma i colleghi inglesi sostengono che abbia un potenziale infettivo maggiore del Covid che conosciamo, dunque passa più rapidamente da una persona all’altra. Da uno studio pubblicato sul sito dell’Ente europeo per la trasmissione delle malattie risulta che si è diffuso in Inghilterra con estrema velocità, come ha fatto in Italia la variante spagnola nella seconda ondata, partendo dai giovani in ultima età scolare per poi penetrare nel resto della popolazione».

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Le caratteristiche 


Quanto basta per alzare il livello di guardia. «Sappiamo per certo che fino a novembre questa variante nelle Marche non è mai circolata, ma probabilmente ora è arrivata», precisa Menzo. Si tratta di una ceppo che presenta «una ventina di mutazioni multiformi su un genoma di circa 30mila nucleotidi. Le variazioni, dunque, sono poche e piccole, ma esistono e sembrano sufficienti per accelerare la trasmissione del virus, anche se non ha una particolare aggressività clinica». E infatti il primo paziente marchigiano non presenta sintomi particolari, al di là del raffreddore: ora è in isolamento insieme ai suoi due familiari, ma non ha avuto bisogno di ospedalizzazione. Di certo non sono stati di recente in Inghilterra, dunque non ci sarebbe alcun collegamento con il Paese britannico: l’Asur ha avviato un’indagine epidemiologica per tracciare la mappa del contagio. Il rebus, ora, riguarda il vaccino Pfizer-Biontech che da domenica verrà distribuito in Italia: l’Ema (l’Agenzia europea per i medicinali) sostiene che sia efficace anche contro il virus inglese. Un’opinione condivisa dal professor Menzo: «La variante non dovrebbe possedere particolari proprietà per sfuggire alla risposta evocata dal vaccino - spiega -, ma le aziende che lo hanno prodotto stanno estendendo una sperimentazione rapida per verificarlo». 

 
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Ultimo aggiornamento: Mercoledì 23 Dicembre 2020, 19:22
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