Costa Concordia, la superstite Ivana Codoni a "Oggi è un altro Giorno": «All'improvviso un boato»

Dieci anni fa la nave capitanata da Francesco Schettino si è inabissata davanti all’Isola del Giglio

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Ivana Codoni, superstite della tragedia del naufragio della Costa Concordia, accaduta ormai dieci anni fa, ospite a “Oggi è un altro giorno” di Serena Bortone su Raiuno.

 

 

 

 

 

Ivana Codoni, superstite della tragedia del naufragio della Costa Concordia ospite a “Oggi è un altro giorno” di Serena Bortone su Raiuno

 

 

Ivana Codoni a "Oggi è un altro giorno"

 

 

Ivana Codoni, superstite della tragedia del naufragio della Costa Concordia ospite a “Oggi è un altro giorno” di Serena Bortone. Sono passati dieci anni da quando la nave capitanata da Francesco Schettino si è inabissata davanti all’Isola del Giglio: «Quando ne parlo – ha raccontato - Mi viene in mente la nave adagiata sul mare, mi dà l’idea di una balena spiaggiata. Io mi trovavo sul ponte di raccolta. Siamo rimasti un paio d’ora prima di essere soccorsi. All’inizio ci hanno detto che era un semplice problema tecnico».

La sera della tragedia Ivana era scesa a cena e tutto era tranquillo: «All’improvviso un boato, si è spenta la luce e 4mila persone hanno cominciato a urlare. Poi il panico, con le stoviglie e i carrelli che si muovevano per la sala. Nessuno ci ha detto cosa dovevamo fare, per fortuna una mia amica aveva visto nel pomeriggio in cabina un filmato sulla sicurezza e quindi dopo l’impatto l’ho seguita e abbiamo raggiunto il ponte di raccolta. Gli altoparlanti poi hanno detto che era solo un problema tecnico, di tornare in cabina, ma noi per fortuna non l’abbiamo fatto. Indossavamo una semplice maglietta, abbiamo trovato da sole i giacchetti di salvataggio».

La nave era inclinata, ma con difficoltà Ivana è riuscita a salvarsi: «Puntavamo i piedi per non finire in acqua. A un certo punto, non so chi perché non c’era personale, ha aperto i cancelletti per raggiungere la scialuppa ma l’imbarcazione non riusciva a scendere in mare per via dell’inclinazione. Un signore ha rotto la catena che ci teneva con un’accetta e siamo arrivati in mare».

Nonstante siano passati ormai dieci anni, il ricordo è ancora vivo: «Il primo anno ci pensavo sempre, tornava anche nei sogni. Ero ansiosa, insonne, avevo attacchi di panico. Anche il solo raccontare a chi chiedeva particolari era molto difficile. Oggi sto bene, ma sto sempre in "modalità rischio", analizzo le situazioni in cui mi trovo per evitare pericoli, è cambiata la percezione della realtà».


Ultimo aggiornamento: Giovedì 13 Gennaio 2022, 16:55
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