Monroe, 60 anni fa la morte, il ricordo del press agent Lucherini: «Quel finale tragico consolidò il mito di Marilyn»

Monroe, 60 anni fa la morte, il ricordo del press agent Lucherini: «Quel finale tragico consolidò il mito di Marilyn»

di Totò Rizzo

«Lo ricordo come fosse ieri: la sua morte mi sconvolse. Ero trentenne ma lavoravo già nel mondo del cinema da quasi cinque anni. Quella tragedia rafforzò anche da noi un mito che era già solido». Enrico Lucherini, “re” – nonché decano dall’alto delle sue prossime 90 primavere – dei press agent italiani, ricorda così quel 5 agosto di 60 anni fa.


Perché dice che il mito si rafforzò?
«Intanto perché morì ancora giovane, a 36 anni, e chi muore giovane non è solo caro agli dei ma anche a quelli che l’hanno idolatrato in vita e di fan Marilyn ne aveva parecchi. L’altro elemento che ha contribuito al fatto che il mito resista a tutt’oggi sta nel mistero della sua morte, in quell’alone di segretezza di cui si ammantarono le indagini, dalla scoperta del corpo ai flaconi di barbiturici, alle tante voci su quella sera che nel corso dei decenni sono state sussurrate, confermate, smentite».

Era predestinata ad essere mito, la Monroe?
«Mito abbiamo potuto constatarlo col senno di poi, sicuramente era nata per essere diva. Il divismo non si insegna, è un talento, è innato, connaturato nel Dna. E non consiste soltanto nel fatto di essere protagonista sul set o nei titoli delle cronache mondane».


Al di là della bellezza e del fascino, le sue qualità d’attrice?

«Noi la conosciamo soprattutto per le commedie e in quelle era insuperabile, metteva quel pizzico di maliziosa ironia che l’ha resa unica. Pensi a “Quando la moglie è in vacanza” o “A qualcuno piace caldo” che non a caso sono firmati entrambi da quel genio di Billy Wilder. Pensi al personaggio della ragazza nel primo film e in quello di Zucchero Kandinsky nel secondo, oltre al dover tener testa a due mostri come Lemmon e Curtis: se non è bravura quella… Ma aveva anche dei tasti drammatici che forse, magari nella maturità, avrebbero potuto aprirle altre strade. D’altronde già in “Niagara”, che era un po’ un fumettone ma che fu il primo a consacrarne la popolarità, aveva espresso quelle tonalità e lo stesso ne “Gli spostati” che fu la sua ultima pellicola».


Vita privata difficile, matrimoni con personaggi popolari quanto lei.
«Mariti impegnativi, certamente, dall’idolo delle folle sportive Joe Di Maggio all’intellettuale un po’ ombroso Arthur Miller. Rapporti certamente complessi. Ma nonostante il naufragio di entrambe le relazioni, nel periodo in cui è stata legata a questi due uomini, si è tenuta lontana dagli scandali. Cosa certo non facile nella Hollywood di quegli anni».


Ultimo aggiornamento: Martedì 2 Agosto 2022, 08:23
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