Scuola: «Con la didattica a distanza rientro in massa di docenti da aspettative, part time o malattie». Precari beffati
di Lorena Loiacono

Scuola: «Con la didattica a distanza rientro in massa di docenti da aspettative, part time o malattie». Precari beffati

La didattica a distanza guarisce tutti i mali. Nel senso letterale del termine considerando quei docenti che, uno dietro l’altro, stanno improvvisamente tornando in servizio da aspettative, part time o malattie: “tornano” per modo di dire visto che, con le scuole chiuse, restano a casa. Sono i “furbetti” della cattedra che, riprendendo adesso il loro posto, si riprendono anche lo stipendio pieno ma mandano a casa i supplenti che li avevano sostituiti e che, dall’inizio dell’emergenza, hanno fatto di tutto per portare avanti la didattica a distanza.

Per quantificare il fenomeno bisognerà aspettare la fine del mese, ma le segnalazioni, sempre più diffuse, arrivano da tutta Italia: c’è il docente in aspettativa che decide di rientrare improvvisamente ad aprile, restando a casa a centinaia di km di distanza dalla cattedra, c’è quello che termina la malattia prima del tempo e c’è chi sceglie di rinunciare al part time per tornare ad insegnare a tempo pieno proprio ora che può starsene a casa. Se un insegnante rientra dopo il 30 aprile affianca il supplente.

Se lo fa ora si riprende la classe e “licenzia” il supplente. Forse, almeno quest’anno, il ministero dovrebbe anticipare il più possibile la data. per evitare uno schiaffo alla scuola e a quei docenti, soprattutto precari, in prima linea nell’emergenza. Ma soprattutto uno schiaffo agli studenti in particolar modo quelli disabile che all’improvviso si ritroverebbero un sostegno “sconosciuto”. 

«Purtroppo – spiega Massimo Spinelli, presidente dell’Associazione nazionale dei presidi della Lombardia – una situazione tragica come quella che stiamo vivendo fa emergere il meglio e il peggio dalle persone, anche nella scuola: la stragrande maggioranza dei docenti sta facendo il possibile ma abbiamo avuto anche segnalazioni sui rientri improvvisi da aspettativa e congedi parentali, di docenti che comunque restano fuori regione nella città di provenienza. I docenti non sono tutti uguali». Interrompere un periodo di aspettativa è lecito, certo, ma farlo per puro interesse in una fase così difficile non è giusto nei confronti dei ragazzi che si ritrovano con un insegnante che probabilmente non hanno mai visto, o quasi, e dei tanti precari che perdono il posto prima del tempo. «Il fenomeno dei furbetti – spiega Mario Rusconi, presidente Anp Lazio – è inaccettabile in un momento in cui tutti fanno del loro meglio per mandare avanti la scuola. Serve un monitoraggio per vedere di quante persone si tratta e che stiano effettivamente insegnando». 

Stessa situazione anche in Emilia Romagna: «Anche qui ci sono casi di rientri inaspettati – spiega Lamberto Montanari, presidente regionale Anp - i dirigenti devono richiamare questi docenti ai loro doveri: dovranno rendicontare». Ma non è certo la prima volta: «Avviene anche nel periodo di Natale – spiega Roberto Romito, presidente dei presidi in Puglia – c’è chi interrompe la malattia il 27 dicembre per poi riprenderla al ritorno dalle vacanze».
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Ultimo aggiornamento: Giovedì 16 Aprile 2020, 09:18
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