Ossa in Nunziatura, Marco Accetti choc: «Non sono della Orlandi, chi l'ha uccisa non ha lasciato tracce»

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di Emilio Orlando

«Quelle ossa non appartengono a Emanuela Orlandi e nemmeno a Mirella Gregori. Ne sono convinto al cento per cento. Conosco bene il modo di agire di quelle persone che le hanno rapite. Era gente che non scherzava. Quelli che le hanno prima sequestrate e poi uccise, non lasciavano tracce di alcun tipo. Sapevano bene come far sparire i corpi delle persone che si ribellavano e minacciavano di denunciarle. Quei resti umani sono di qualcun' altro». Sono le dichiarazioni inquietanti, fornite in esclusiva a “Leggo” da Marco Accetti il fotografo che nel marzo del 2013 si autoaccusò di aver contattato e convinto Emanuela ad allontanarsi dalla sua abitazione e di esere l' anonimo telefonista che agiva per conto della banda di sequestratori.

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Quando si presentò negli uffici del procuratore Giancarlo Capaldo, consegnò spontaneamente un flauto, che secondo i parenti della Orlandi apparteneva proprio alla ragazza. Le indagini che la magistratura delegò alla polizia giudiziaria, confermarono in parte il racconto di Marco Accetti, tanto che venne indagato per duplice sequestro di persona. Infatti nella sua deposizione fornì agli inquirenti elementi verificati poi come veritieri, riguardo alla cabine telefoniche da cui partivano le chiamate alla famiglia per le rivendicazioni del sequestro. Inoltre gli esami e le comparazioni soniche e sonore della voce con quella dell'anonimo telefonista dei giorni successivi al sequestro corrisponde con quella di Accetti.
Inoltre quest'ultimo confessò di aver partecipato anche al sequestro della figlia del messo Pontificio e di aver agito su commissione di un gruppo di laici ed ecclesiastici estremisti che volevano contrastare la politica anticomunista di Papa Giovanni Paolo II. Gli esami sulle ossa ritrovate in via Pò, presso la sede della Nunziatura Apostolica, i cui risulatati parziali sono stati resi noti dal professor Giovanni Arcudi, direttore del dipartimento di medicina legale dell' università di Tor Vergata e perito di parte nominato dalla Santa Sede per assistere alle operazioni di analisi, sembrano in parte dare ragione all' ipotesi di Marco Accetti. Secondo il medico legale,infatti le ossa apparterrebbero ad una donna di età compresa tra i 25 ed i 35 anni e non ad una quindicenne. « In questo momento non posso confermare l'età o il sesso prima di avere i risultati dei test di laboratorio - ha spiegato ai cronisti il professor Arcudi - ma la prima impressione basata sull'esame di alcune strutture ossee è che si tratta di ossa di una donna intorno ai trent'anni e non di un' adolescente». 


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I risultati ufficiali arriveranno non prima di metà della prossima settimana, perchè dall' estrazione del Dna si deve attendere almento sette giorni per la comparazione genetico forense. Da alcune indiscrezioni trapelate sembra che le ossa appartengano ad una persona sola, di cui però bisognerà scoprirne prima l' identità, la data della morte ed il sesso che per ora è stato attribuito empiricamente da un primo esame antropometrico basato solo su una semplice misurazione del diametro e della lunghezza. Durante gli scavi non è stato ritrovato  il bacino dello scheletro. Sempre secondo il racconto di Marco Accetti, le due ragazze sarebbero state fatte sparire altrove come testimonia anche il luogo dove il fotografo fece ritrovare il flauto traverso di Emanuela. Lo strumento musicale era custodito in un astuccio di pelle nera, rosso all' interno ed incarcato con la prima pagina del “Messaggero” del 29 maggio 1985 dove c'era un intervista ad Ercole Orlandi. Il tutto si trovava negli ex stabilimenti cinematografici De Laurentis sulla Pontina ed era occultato dentro  una spelonca sotto una mattonella sulla quale era stata dipinta la rappresentazione di una stazione della Via Crucis. Fu chiesto a Pietro e Natalina Orlandi di esaminare il flauto per un primo riconoscimento. Entrambi confermarono che si trattava di quello di Emanuela proprio per alcune ammaccature sugli spigoli. Nello stesso anno in cui a distanza di quarantasei giorni l' una dall' altra scomparvero Mirella ed Emanuela, Marco Accetti si rese protagonista di un altro episodio misterioso.


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Il 20 dicembre di quell' anno, mentre si trovava alla guida di un furgone, investì ed uccise nella pineta di Castel Porziano Josè Garramon, figlio dodicenne di un funzionario uruguayano di un' organizzazione umanitaria. Per questo venne condannato a due anni e quattro mesi per i reati di omicidio colposo ed omissione di soccorso. I fatti non furono mai chiariti.Non si seppe mai perchè quell' adolescente si trovasse in piena notte dentro la pineta abitando all' Eur. Se gli esiti degli esami genetici dovessero smentire che i resti umani sono di Emanuela e Mirella, le vicende e le inchieste sulle loro sparizioni potrebbero essere riscritte e riaperte, ripartendo proprio dalla confessione del fotografo.


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Ultimo aggiornamento: Mercoledì 7 Novembre 2018, 10:28
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