Andrea Gandini, lo street artist del legno che fa rivivere i tronchi: «Trasformo gli scarti urbani in opere “patrimonio” della comunità»
di Sabrina Quartieri

Andrea Gandini, lo street artist del legno che fa rivivere i tronchi: «Trasformo gli scarti urbani in opere “patrimonio” della comunità»

Basta osservarlo per qualche ora, per capire che Andrea Gandini, 23enne di Roma sud, non è uno di quei ragazzi tutto social network, serie tv e vestiti alla moda. Le sue giornate sono scandite da una passione che appartiene ad altri tempi, e che oggi, dopo cinque anni di costante dedizione a essa, è riuscita a diventare anche un lavoro. Questa passione si chiama arte dell’intaglio, ma si esprime fuori dalla classica bottega, perché punta a dialogare con la gente e a dire la sua, facendosi spazio nel mondo contemporaneo, trovando ospitalità sulla strada. Quella di Andrea, in effetti, è una vera e propria street art su legno, che prende forma in tronchi abbandonati, trattati come scarti urbani, prima di rivivere attraverso questo giovane scultore a suon di sgorbie e scalpelli. Strumenti tradizionali che evocano il mondo dell’artigianalità del passato, e riportati nel futuro come simboli di resistenza.

 

 

 

La resistenza di Andrea, un ragazzo fortemente connesso con la natura, che prova a parlare alla sua generazione con le opere che crea. In tutta Italia e, in particolare a Roma, le sue figure antropomorfe, realizzate in spazi pubblici o privati su commissione, si incontrano negli angoli più disparati. «Quelli di passaggio o di riferimento per il quartiere. Perché con i miei volti voglio raggiungere la gente che vive la strada. La mia generazione, soprattutto», racconta l’artista di Teramo cresciuto nella Capitale. In città, sono ben 60 le sezioni e i tronchi di alberi senza vita, che oggi hanno riavuto una loro dignità grazie all’intervento del giovane scultore.

 

L’ultima creazione di cui si è occupato gli è stata commissionata dalla madre di Pamela Mastropietro, la 18enne vittima di un’efferata violenza e poi uccisa brutalmente a Macerata nel 2018. In sua memoria, in un angolo a piazza Re di Roma, Gandini ha realizzato una rosa che deve ancora sbocciare, per una vita interrotta sul fiorire dei suoi anni. Una bellezza recisa, un’esistenza - come il tronco usato per il fiore, che si è ribaltato a causa del forte vento - finita troppo presto.

 

«Ho accettato l’incarico perché il caso di Pamela mi aveva fortemente colpito per la brutalità dei fatti. Con la mia opera in sua memoria ho cercato di rappresentare il disagio adolescenziale della mia generazione. La quale vive con il tempo che corre veloce, in un mondo in cui si ha tutto a portata di mano e spesso si finisce per annoiarsi. Allo stesso modo, ci si muove in anni di crisi, con la sensazione di non avere scampo, di non poter sognare. Si ha come l’impressione di cadere nel baratro. E allora si indossa una maschera per provare a reggere la pressione. Ma spesso le fragilità che si nascondono dietro a essa prendono il sopravvento e il finale diventa tragico», spiega Andrea. Se da una parte nella rosa sono state apposte delle spine, a simboleggiare proprio la maschera che i giovani di oggi provano a indossare per affrontare la realtà soffocante e troppo richiedente, dall’altra sono stati incisi dei fori per chi vorrà lasciare un messaggio di speranza, una sensazione, un’emozione, per sé o da condividere magari in futuro in un appuntamento collettivo.

 

«Le mie sculture sono ormai un punto di riferimento per le persone, le quali sanno che ciò che creo è fatto per dialogare con loro. Le mie opere sono parte della comunità. Sono suo patrimonio», ricorda Andrea, che sempre più spesso viene contattato dai romani e non solo, che gli segnalano tronchi spezzati in giro per la città, ai quali ridare vita. «Sono alla continua ricerca di contesti adatti alle mie opere. Situazioni idonee a essere valorizzate attraverso la “land art”, una forma d’arte che permette di avere una connessione profonda con la natura, dialogando con essa attraverso degli interventi diretti sul paesaggio», aggiunge lo scultore che, ultimamente ha messo una sua impronta anche in Salento, scolpendo secolari alberi di ulivo uccisi dalla xylella. Intanto, per il prossimo futuro qualcosa di ambizioso è già in cantiere: «Ho vinto un bando della Regione Lazio per realizzare un parco d’arte arroccato sulla cima del comune di Vacone, in provincia di Rieti. Vivrò come un’eremita in un antico monastero per creare le mie sculture. Saranno qualcosa di unico», promette il giovane street artist del legno.

 

 


Ultimo aggiornamento: Giovedì 4 Febbraio 2021, 18:20
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