Niccolò, vigile ucciso dal suv: dopo 7 anni arrestato un nomade serbo. «Fu complice dell'omicidio»

Niccolò, vigile ucciso dal suv: dopo 7 anni arrestato un nomade serbo. «Fu complice dell'omicidio»
Un nomade serbo, Milos Stizanin, è stato arrestato con l'accusa di concorso in omicidio volontario per la morte di Niccolò Savarino, il vigile urbano di Milano che il 12 gennaio 2012 venne investito e ucciso da un suv. Alla guida di quel suv c'era un minorenne, Remi NikolicLa misura cautelare, notificata in carcere al giovane (già detenuto per fatti commessi in Serbia e in attesa di estradizione), è stata emessa dopo che in appello nel 2018 venne riqualificata l'accusa da favoreggiamento a concorso in omicidio.

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La Corte d'Assise d'appello di Milano, nel maggio del 2018, aveva stabilito che Stizanin, prima sempre accusato del favoreggiamento di Nikolic (condannato a 9 anni e 8 mesi in via definitiva dai giudici dei minori), doveva essere, invece, indagato per concorso in omicidio volontario aggravato. Quella decisione, poi, è diventata definitiva e quindi gli atti sono tornati alla Procura e il pm Mauro Clerici ha chiesto e ottenuto dal gip Alessandra Cecchelli la misura cautelare in carcere per il serbo. Ordinanza eseguita nei giorni scorsi.



I legali di Stizanin, gli avvocati David Maria Russo e Lorenzo Castiglioni, hanno già preannunciato che faranno ricorso al Riesame contro la misura, perché manca «l'elemento soggettivo del reato», ossia non è vero, secondo la difesa, che il 26enne rafforzò la volontà dell'allora 17enne Nikolic, che poi alla guida travolse l'agente Savarino.

Per i giudici d'appello - che dopo un rinvio degli atti dalla Cassazione avevano annullato il verdetto con cui Stizanin nel 2014 era stato condannato a 2 anni e mezzo solo per favoreggiamento - il serbo aveva incitato l'amico minorenne alla «azione criminosa», ossia a travolgere l'agente della Polizia locale mentre quest'ultimo stava effettuando un controllo di routine in un parcheggio, e lo aveva sollecitato a proseguire la «marcia», trascinandolo sull'asfalto, dopo averlo investito. Per la difesa, invece, Stizanin disse all'amico che se ne dovevano andare e non lo incitò all'investimento.



IL GIP: ERA CONSAPEVOLE E PARTECIPE Secondo il gip di Milano Alessandra Cecchelli, è «certo» che Milos Stizanin «fosse del tutto consapevole e partecipe» dell'omicidio, ossia del fatto che il vigile venne travolto e ucciso dal suv guidato dal minorenne Remi Nikolic, mentre l'amico maggiorenne era seduto a fianco. La magistrato lo scrive nell'ordinanza notificata in carcere al serbo, detenuto in attesa di estradizione per fatti di droga commessi nel suo Paese d'origine.

Secondo la nuova imputazione a carico del 26enne (all'epoca, dopo un periodo di latitanza, venne arrestato ma solo per favoreggiamento), Stizanin avrebbe rafforzato «il proposito» dell'amico, incitandolo ad investire l'agente per fuggire (il corpo era stato trascinato dalla macchina per oltre 200 metri). A Stizanin, tra l'altro, viene contestata l'aggravante «di aver determinato» il minorenne «a commettere il reato» e dovrà verosimilmente affrontare un nuovo processo in cui stavolta rischia la condanna all'ergastolo.



Il gip valorizza anche le dichiarazioni di Nikolic, il quale mise a verbale che l'amico gli avrebbe detto «andiamo», nel senso scappare investendo Savarino che cercava di fermarli. Lo stesso Stizanin, spiega il gip, tolse la bicicletta di Savarino che si era incastrata sotto il suv dopo l'investimento. Per il gip, inoltre, le «pendenze internazionali» a suo carico, ossia il presunto traffico di droga che gli viene contestato in Serbia, denotano la sua «capacità criminale». E la circostanza che sia già detenuto per questi fatti non incide, per il gip, sulle esigenze cautelari che giustificano ora il carcere per omicidio, anche perché il 26enne si era già «sottratto con la fuga all'estero alle indagini».

Ultimo aggiornamento: Mercoledì 3 Luglio 2019, 20:46
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