Blitz dei Nas: chiusi 21 punti di prelievo per i tamponi rapidi

Blitz dei Nas: chiusi 21 punti di prelievo per i tamponi rapidi

di Mario Landi

Tamponi rapidi irregolari e fatti da personale sprovvisto di Green Pass. A scoprirli, sono stati i Carabinieri del reparto Nas, che hanno così chiuso 21 punti di prelievo. 


L’iniziativa è stata presa dal Comando per la Tutela della Salute, che ha avviato, d’intesa con il Ministero della Salute, una campagna di accertamenti per verificare la corretta esecuzione dei tamponi e delle analisi antigeniche per la ricerca del Covid-19, presso i punti prelievo delle farmacie e centri di analisi. I controlli sono stati avviati dal mese scorso in tutta Italia «principalmente per contrastare il fenomeno dei cosiddetti “falsi positivi” e cioè soggetti già risultati positivi che si presentano presso un punto di prelievo con la tessera sanitaria di un altro soggetto “no vax” al fine di fargli ottenere, alla scadenza del periodo di quarantena e successivamente a un test negativo effettuato da quest’ultimo, il green pass», spiega una nota. I Nas hanno passato al setaccio 1.360 farmacie e centri di analisi, rilevando irregolarità presso 170 di essi (pari al 12,5%) e contestando 282. 


Al termine dell’operazione, è stata disposta la sospensione di 21 punti di prelievo di tamponi rapidi condotti in condizioni igienico-strutturali carenti e con modalità non compatibili con la prosecuzione dell’attività. Sono stati sequestrati complessivamente 677 kit per tamponi rapidi risultati non idonei e individuati 18 operatori che svolgevano l’attività sebbene privi del green pass.


Le 282 violazioni contestate sono per uso di tamponi e kit reagenti non regolari i quali, non rispettando gli standard richiesti, potevano fornire un risultato inattendibile; mancata identificazione e registrazione delle persone sottoposte a test nonché irregolarità nella comunicazione delle risultanze nella piattaforma sanitaria informatica; inadeguatezza delle figure professionali impiegate nell’esecuzione dei tamponi, in quattro casi effettuati da personale non qualificato e in altri casi privo del Green Pass obbligatorio; effettuazione dei test in ambienti non idonei sotto il profilo igienico sanitario, in locali promiscui o in totale assenza di autorizzazione regionale, aumentando il rischio di contagio.


Ultimo aggiornamento: Venerdì 11 Febbraio 2022, 14:10
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