Mostro di Firenze, spunta un nuovo Dna sui reperti dell'ultimo delitto agli Scopeti
di Emilio Orlando

Mostro di Firenze, spunta un nuovo Dna sui reperti dell'ultimo delitto agli Scopeti

Il mostro di Firenze, che ha assassinato 8 delle coppiette con l’introvabile calibro 22, potrebbe avere presto un nome. Ci sarebbe dunque un profilo genetico di un "mister X"  che potrebbe essere quello della mano assassina che si è macchiata di 8 duplici omicidi. Il frammento di DNA è stato estratto da alcuni abiti presenti della tenda canadese dove, nel bosco degli Scopeti, nel settembre del 1985 venne uccisa la coppia di cittadini francesi Nadine Mauriot e Jean Michel Kraveichvili. Il mostro, in quel drammatico delitto, squarciò il giaciglio dove dormivano i due fidanzati e sparò una serie di colpi di pistola contro la coppia. L'ultimo fascicolo di indagine della procura di Firenze, ancora aperto, a carico di Giampiero Vigilanti, il legionario di Prato che ha appena compiuto 89 anni, ha ripreso in mano tutti i reperti disponibili nell'archivio dei corpi di reato ed ha affidato un perizia genetico forense al genetista Ugo Ricci. «Un profilo maschile, battezzato "uomo sconosciuto 1",  - si legge negli atti della procura - differente da quello della vittima Jean Michel Kraveichvili è stato isolato su una paio di pantaloni taglia 44 presenti nella tenda».  

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Un ulteriore profilo è spuntato dalla busta da lettere che racchiudeva tre proiettili spediti ai pm Vigna, Canessa e Fleury. Queste tracce di Dna non sono di Vigilanti e non sono del medico da lui additato come mandante, Francesco Caccamo. Non sono del medico perugino Francesco Narducci, profilo archiviato dopo la riesumazione del corpo nell'ambito dell'inchiesta per la presunta sostituzione del suo cadavere al momento del ritrovamento nel lago Trasimeno nell'ottobre del 1985. Non sono di Rolf Reinecke, il tedesco ormai defunto che scoprì i cadaveri del 1983, profilo ricavato tramite la figlia. E non sono neppure di Pietro Pacciani che, seppur morto nel 1998 prima di essere nuovamente processato, secondo le sentenze sarebbe stato il capo operativo della banda di assassini. Ad incrementare i dubbi, c'è anche la perizia che il consulente balistico della procura, Paride Minervini, ha depositato sulla cartuccia Winchester serie H che venne ritrovata nella primavera del 1992 nell’orto di Pacciani e che pare non essere compatibili con le ogive repertate nei sedici cadaveri. «Certo, l’assenza di dna di Pacciani e Vanni , già dice molto. - sottolinea Paolo Cochi scrittore e documentarista esperto del caso.

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È la vera mappa della criminalità di Roma.

Il reperto che non fu conservato in maniera eccellente, non equivale ad assenza certa dal luogo del delitto, ma i risultati scientifici dimostrano che le dichiarazioni e le condanne basate esclusivamente, sulle parole del ’superpentito’ Lotti, sono da riconsiderare. L'ipotesi secondo gli adetti ai lavori è quella di depistaggio: è la prima volta, dopo stagioni in cui si è sempre sospettato l'intrusione nell'inchiesta di esterni (nel 2002, l'allora procuratore Paolo Canessa acquisì le carte sul mostro presenti negli archivi del Sisde, i servizi segreti civili), che s’ipotizza il tentativo di "imbrogliare le acque", come disse Pacciani in uno dei tanti passaggi tragicomici del primo processo che si celebrò a Firenze nel 1994 conclusosi con la sua condanna. 


Ultimo aggiornamento: Lunedì 25 Novembre 2019, 19:45
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