Franco Locatelli: «Contagi scesi del 40%. Addio mascherine? Quando avremo più vaccinati»

Franco Locatelli: «Contagi scesi del 40%. Addio mascherine? Quando avremo più vaccinati»

Il presidente del Consiglio superiore di Sanità Franco Locatelli è intervenuto stamattina a Buongiorno su SkyTg24 parlando della situazione della pandemia in Italia: secondo Locatelli l'indice di contagio Rt è «in ulteriore miglioramento» nel nostro Paese. «Il dato preciso lo avremo nelle prossime ore. È indubitabile che abbiamo avuto una riduzione significativa nel numero dei contagiati. Pur tenendo conto dei giorni di Pasqua e Pasquetta che hanno una connotazione particolare in termini di numero di tamponi eseguiti, rispetto alla metà del mese di marzo siamo scesi del 40% nel numero dei nuovi contagi e tutto questo indica l'efficacia delle misure, come sappiamo da tempo».

 

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Lombardia, Campania, Toscana e Puglia verso l'arancione? «Indubitabilmente alcune regioni passeranno dal rosso all'arancione. Per rispetto del lavoro dei colleghi non faccio anticipazioni, però le regioni citate hanno certamente indicatori epidemici che di fatto incoraggiano in questa direzione. Ma vediamo i numeri, perché le scelte si fanno sui numeri», ha aggiunto Locatelli.

 

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«Ricordiamo come principio che adesso teniamo conto anche dell'incidenza cumulativa a 7 giorni e una regione deve averla inferiore al valore di a 250 per poter passare in una fascia da rosso ad arancione», ribadisce Locatelli. Riguardo ai dati attuali di Covid-19 in Italia «valorizzerei l'informazione che negli ultimi due giorni c'è stato calo di 80 posti letto occupati in terapia intensiva, e se ricordiamo il ritardo che c'è» nel miglioramento di questo indicatore rispetto ai contagi, «anche questo è un segnale incoraggiante».

 

Su vaccini e "saltafila"

 

Parlando di vaccini, Locatelli ha detto che «non c'è stata» una svista in termini di priorità «perché si era già data la priorità a ultraottantenni e ospiti delle Rsa e pazienti fragili e poi il criterio dell'età era già previsto. Si è rinforzato questo tipo di indicazione sulla base dell'evidenza scientifica di chi rischia di più». «Ed ora è assolutamente importante che nella fascia d'età fra 60 e 79 anni ci sia una larga adesione al vaccino di AstraZeneca che offre chiarissimi vantaggi e benefici in termini di protezione. Uno studio finalizzato dall'università di Cambridge ha rapportato il rischio di reazioni avverse di tipo tromboembolico al vaccino AstraZeneca e il rischio di finire in rianimazione per Covid e in questa fascia età c'è un rischio di 640 volte superiore» legato alla malattia. «Credo che i numeri parlino da soli», chiosa Locatelli.

 

Quando il premier Mario Draghi parla dei saltafila nella vaccinazione anti-Covid si riferisce agli infiltrati nelle code dei centri vaccinali o a categorie che impropriamente sono state indicate come prioritarie? «Difficile interpretare, ma penso entrambe queste categorie. Credo che il messaggio forte e da me condiviso sia di fare appello alla sensibilità, alla coscienza e allo spirito civico che ognuno di noi deve avere di dare priorità a chi rischia di più», ha sottolineato Locatelli. «Avere 30 anni - ha fatto notare - comporta un rischio straordinariamente più basso rispetto ad averne 78. In un afflato morale ed etico va data priorità ai soggetti più fragili».

 

Pfizer, richiamo anche dopo 42 giorni

 

Per il vaccino anti-Covid di Pfizer «ci sono dati che indicano che è possibile allungare l'intervallo da 21 a 42 giorni senza perdere l'efficacia della copertura vaccinale. Questo consente di incrementare il numero delle persone che possono ricevere la prima dose», ha aggiunto Locatelli. «C'è questo tipo di indicazione - ha aggiunto - poi l'attuazione pratica spetta al ministero della Salute, però i presupposti immunologici e biologici ci sono tutti». «Quando avremo un numero elevato di vaccinati e avremo evidenza che la circolazione del virus si è ridotta grazie all'uso dei vaccini e al loro effetto sterilizzante, potremmo incominciare a ragionare» di togliere le mascherine all'aperto.

 

Priorità scuola in presenza

 

«È assolutamente chiara la priorità che è stata data alla scuola, anche nelle parole del presidente del Consiglio». «Non possiamo nascondere - ha sottolineato Locatelli - gli effetti negativi della deprivazione sociale ed affettiva che ha indiscutibilmente dei riverberi sulla strutturazione di una personalità in formazione come quella di un adolescente, sul senso di sicurezza, la capacità di affrontare le difficoltà della vita. È una fase così delicata che è impossibile non dare priorità alla scuola, anche agli studenti delle scuole superiori. La fascia arancione consente di fare didattica in presenza per almeno il 50% degli studenti».


Ultimo aggiornamento: Domenica 11 Aprile 2021, 09:09
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