Quirinale, fumata nera con sorpresa: torna il pressing su Mattarella. Da oggi scende il quorum e si fa sul serio
di Alessandra Severini

Quirinale, fumata nera con sorpresa: torna il pressing su Mattarella. Da oggi scende il quorum e si fa sul serio

Lo spoglio del terzo scrutinio va in scena a Montecitorio mentre già è chiaro che anche questa volta il quorum di 673 voti non sarà raggiunto. Calano però a 412 le schede bianche e una serie di segnali lanciati dai Grandi elettori cominciano ad essere piuttosto espliciti.

Da un lato ci sono i 125 voti per Mattarella a dimostrare che la speranza di convincere il Capo dello Stato a restare altri sette anni non è abbandonata. I bene informati dicono che i voti per il presidente uscente vengano soprattutto da M5s e da alcune frange del Pd e indichino la volontà di mantenere lo status quo, compreso Draghi a Palazzo Chigi, ed evitare elezioni. Ma Mattarella ha già svuotato i suoi uffici al Quirinale e ha fatto un sopralluogo nell’abitazione romana presa in affitto per quando cesserà il mandato. Nelle sue intenzioni insomma non c’è posto per un bis.

Fa discutere anche l’exploit dell’ex parlamentare di FdI Guido Crosetto che ha avuto 114 voti (una cinquantina in più dei 63 su cui può contare FdI). Sarebbero voti del centrodestra che vuole provare a fare da sé, ed eleggere un suo uomo. Altri 61 voti sono andati al giurista Maddalena, votato dagli ex M5s, mentre Casini ottiene 52 preferenze, sembra provenienti soprattutto dai renziani.

Ma è oggi - con la quarta votazione e il quorum che scende dai due terzi dei primi tre scrutini alla maggioranza assoluta (505 voti) - che si comincerà a fare sul serio. Il tempo stringe e i mercati cominciano ad essere irrequieti. Ieri ci si è messo pure lo spread che ha ripreso a salire e ha raggiunto i 140 punti. E poi c’è la pandemia, la crisi energetica, la crisi ucraina. Nella notte le trattative non si sono fermate. Telefoni roventi e trattative serrate. Salvini avrebbe visto Letta e Conte. E ancora stamattina riunirà la coalizione. Fra le ipotesi, le più accreditate sono quelle di Pier Ferdinando Casini, che però non convince troppo Giorgia Meloni e alcuni 5 stelle. Altri nomi sono quelli di Paola Severino o Sabino Cassese, fra i pochi che potrebbero raccogliere un consenso ampio. Il leader della Lega potrebbe trovarsi davanti a un bivio complicato: scegliere se spaccare la coalizione o la maggioranza di governo. La necessità, che tutti condividono, di proteggere la legislatura e lasciare Draghi alla guida del governo sarà sicuramente una buona “musa ispiratrice”.


Ultimo aggiornamento: Giovedì 27 Gennaio 2022, 10:41
© RIPRODUZIONE RISERVATA