Esplosione Beirut, cosa è successo: «Non è un attentato», Pentagono smentisce Trump

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Cosa è successo davvero a Beirut? «Sembra un terribile attentato», ha detto Donald Trump dalla Casa Bianca, a qualche ora dalle devastanti esplosioni che ieri hanno colpito la capitale libanese, con decine di morti e migliaia di feriti. Ma tre fonti del Dipartimento della Difesa - coperte da anonimato - hanno poi riferito alla Cnn di non aver visto indicazioni sulla possibilità che le terribili esplosioni siano frutto di un attacco.
 

Una fonte ha sottolineato come se ci fossero state indicazioni in tal senso sarebbero immediatamente scattate misure rafforzate per le truppe e gli asset Usa nella regione e secondo la fonte - almeno fino al momento delle dichiarazioni - non c'è nulla di tutto ciò. Trump ha garantito che «gli Stati Uniti sono pronti a dare aiuto al Libano» e poi ha aggiunto: «Ho incontrato alcuni dei nostri generali e sembra di capire che non si sia trattato di un qualche tipo di incidente». «Sembra essere secondo loro - ha proseguito - lo sapranno meglio di me, sembrano pensare che sia stato un attacco. Una bomba di qualche tipo». E, riferisce ancora la Cnn citando due fonti del Pentagono, dopo le dichiarazioni di Trump funzionari libanesi hanno sollevato preoccupazioni con i diplomatici americani per l'uso della parola «attacco».
 
 
 

L'esperto Usa: «Onda d'urto come una piccola bomba atomica»

«Non dico che il nitrato di ammonio non c'entri, potrebbe, ma sembra ci fossero anche altri elementi». È quanto ha affermato Anthony May, ex esperto dell'agenzia governativa Usa Atf, che - in dichiarazioni riportate dalla Cnn - commenta il colore della nube di fumo sprigionata dalle esplosioni di ieri a Beirut, il "rosso", «non coerente con il nitrato di ammonio», che dovrebbe risultare "giallo". «Non c'era materiale nucleare di cui eravamo a conoscenza - ha aggiunto - ma l'onda d'urto generata è equivalente a un piccolo dispositivo nucleare».
 
 


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L'ex premier Hariri: «Dubbi su tempi, modalità e luogo»

Il partito dell'ex premier libanese Saad Hariri privilegia la pista dolosa per l'esplosione che ha devastato ieri il porto e gran parte di Beirut, esprimendo «grandi dubbi sui tempi, sulle modalità e sul luogo» della deflagrazione. Il partito sunnita "movimento Futuro" afferma in un comunicato diffuso a seguito di una riunione odierna che «non si accontenterà di piangere sulle rovine di Beirut» e considera quanto accaduto «una guerra distruttiva» come le altre, la cui «gravità è quella di decidere di assassinare Beirut». La devastazione della capitale libanese «non è meno tragica del crimine commesso con l'assassinio del presidente martire Rafiq Hariri e dei suoi compagni, su cui la Corte penale internazionale emetterà una sentenza fra due giorni», conclude il comunicato.

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Moldavia nega ogni responsabilità

Le autorità della Moldavia hanno negato oggi di avere alcuna responsabilità nella duplice esplosione che ha colpito Beirut. Stando alle notizie pubblicate da alcuni media il nitrato di ammonio che si sospetta sia scoppiato nel deposito del porto era stato trasportato in Libano a bordo di una nave battente bandiera moldava. Ma l'imbarcazione, secondo le autorità marittime di Chisinau, non batteva più bandiera moldava da sette anni. «Non importa quale bandiera battesse l'imbarcazione», ha comunque dichiarato il capo dell'autorità marittima parlando con l'Interfax, sottolineando come il fattore decisivo sia il modo in cui questo materiale è stato conservato nel deposito di Beirut.


Ultimo aggiornamento: Mercoledì 5 Agosto 2020, 19:14
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