Dyson, un fenomeno a Roma: capitano della Virtus al primo anno, con 25 punti e 6 triple ha inchiodato Cremona
di Fabrizio Fabbri

Dyson, un fenomeno a Roma: capitano della Virtus al primo anno, con 25 punti e 6 triple ha inchiodato Cremona

ROMA - Sei triple in una gara, 25 punti e il canestro della staffa. E' il fatturato messo su nella prima vittoria stagionale della Virtus Roma, 97-94 su Cremona, da quel piccolo fenomeno che veste la canottiera con il numero 11 sulle spalle e che all'anagrafe statunitense è registrato come Jerome Clifton Dyson. Ci sarà un motivo se in patria lo hanno soprannominato the sniper. Non è il titolo di un film d'azione, anche se la traduzione letterale recita: il cecchino. Tale è Dyson, uno a cui le responsabilità sono sempre piaciute. Fu lui ad esempio a insaccare i canestri decisivi per portare in Sardegna, a Sassari per la precisione, l'unico scudetto della storia nel giugno del 2015 in un'epica finale contro Reggio Emilia vinta nella decisiva settima gara. «Oggi è mio compagno di squadra qui alla Virtus» dice di lui Giovanni Pini, allora avversario alla caccia del tricolore» e non passa giorno che non gli dica scherzando che non l'ho perdonato».
Dyson ci ride sopra e non smette di mietere vittime, come accaduto domenica sul legno del PalaEur alla Vanoli allenata da coach Sacchetti che proprio a Sassari divise con lui la gioia dello scudetto. «Dopo una partita così ha chiosato l'ex tecnico dico al mio amico Piero Bucchi che lo rivedrà forse mercoledì in allenamento». Perché Dyson è così. Vincente spesso, indolente a volte. Ma se tutto questo talento, specie in attacco, fosse stato incastonato in un corpo di un integerrimo atleta tutto casa, campo e chiesa forse il ragazzotto, nato il 1 maggio 1987 a Rockville nel Maryland, non sarebbe in un top club europeo? Piero Bucchi, uno dei migliori allenatore italiani, lo sa bene e accetta che il trottolino ogni tanto rifiati. E per responsabilizzarlo gli ha dato i galloni da capitano. «È maturo, sarà la nostra guida verso la salvezza».
A Roma, vive all'Infernetto, ha legato tanto con Devon Jefferson, il pivottone che fa per lui il lavoro sporco, con cui si concede qualche uscita alla scoperta della città e della cucina capitolina. Niente stravizi, c'è una missione da compiere: la Virtus deve restare in A.
Martedì 8 Ottobre 2019, 05:01
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