Tale e Quale Show, Giovanni Vernia: «Le imitazioni? Ci metto sempre del mio. Ora in America per insegnare a diventare italiani»
di Donatella Aragozzini

Tale e Quale Show, Giovanni Vernia: «Le imitazioni? Ci metto sempre del mio. Ora in America per insegnare a diventare italiani»

Gran finale, stasera alle 21.25 su Rai1, per il torneo dei campioni di Tale e Quale Show, che vede in gara i migliori 12 delle ultime due edizioni. Tra questi, Giovanni Vernia, che dopo l’appuntamento televisivo è pronto per nuove avventure teatrali.

Come è stata l’esperienza a “Tale e Quale”?
«Mi sono divertito, il mio scopo non è vincere ma fare cose mai fatte prime, per far divertire. È più forte di me, non riesco a fare i personaggi tali e quali, devo sempre metterci qualcosa. The Mask di Jim Carrey, dove ho cantato e ballato, è stato una vera chicca. E stasera diventerò Prince».

Sa che c’è chi ha accusato il programma di “blackface” (fare caricature degli artisti di pelle nera)?
«Certi commenti sono proprio stupidi. Io vorrei davvero mandare un abbraccio affettuoso a quelli che non hanno una vita e trovano il pretesto per attaccare briga. È avvilente».

Dal 21 novembre sarà in teatro con “Vernia o Non Vernia”: che spettacolo è?
«È un one man show con regia di Giampiero Solari e Paola Galassi. Il titolo allude al fatto che fin da piccolino non sono mai riuscito a essere me stesso, prendevo sempre le sembianze degli altri per far ridere e questo ha creato qualche problema. Ora però il problema sembra essersi risolto perché mi sono accorto che la gente preferisce il “Non Vernia” e sono libero di “non vernizzare” per tutto il tempo. La mia storia è il pretesto per raccontare l’attualità, i nostri vizi, le nostre serie tv, la nostra musica in chiave strappalacrime, nel senso che escono le lacrime dal ridere».

È vero che in estate andrà in scena a New York?
«Sì, a giugno sarò per quattro date in un teatro off di Broadway con How To Become Italian, uno spettacolo tutto in inglese in cui insegno agli stranieri a diventare italiani, che mi rende molto orgoglioso. È una satira sociale, a partire dalla nostra gestualità e dalle nostre abitudini».

Satira sociale la fa anche nei video su YouTube “#ungiornocapirai”.
«Sì, cerco di spiegare a mio figlio, in chiave ironico-satirica, argomenti molto delicati di attualità. Nell’ultimo spiego il razzismo partendo dai fatti di questi giorni, gli insulti a Balotelli e la mamma che dice “sporco negro” a un bambino, sono cose che Darwin non aveva previsto nel 2020».
Venerdì 8 Novembre 2019, 08:00
© RIPRODUZIONE RISERVATA