Papa Francesco a Fabio Fazio: «I migranti vanno sempre accolti. La musica? Mi piace il tango»

Storica intervista in tv di Francesco: "Ho pochi amici ma veri"

Papa Francesco a Fabio Fazio: «I migranti vanno sempre accolti. La musica? Mi piace il tango»

Papa Francesco ospite di Fabio Fazio a Che tempo che Fa. In collegamento da Santa Marta, il Pontefice si è concesso ad una intervista a 360°: si va dai temi più di attualità, con un monito alle istituzioni, fino a vari aneddoti e curiosità della propria vita.

«Buonasera e grazie di questo incontro, non credo di sopportare chissà quale peso. Sopporto come la maggioranza della gente, ci sono persone che nella vita di tutti i giorni sopportano pesi pesantissimi. Io sono aiutato dalla Chiesa, dai vescovi, da uomini e donne di grande volontà e professionalità», ha spiegato Papa Francesco quando Fabio Fazio gli ha chiesto come faccia a sopportare il peso della guida della Chiesa.

Sul dramma dei migranti, il Pontefice ha spiegato: «Il problema è l'indifferenza. Ci sono categorie: le guerre sono al primo posto, le persone al secondo. Da almeno 7 anni parliamo di guerra nello Yemen, eppure non si fa abbastanza. Ci sono delle categorie (bambini, poveri, migranti) che non contano nell'immaginario universale, ciò che conta sono la guerra e la vendita delle armi. Senza produrre armi per un anno si potrebbe garantire l'istruzione ai bambini di tutto il mondo. Pensiamo ai bambini che muoiono al mare o al freddo, ad Alan Kurdi morto in mare e tanti altri esempi di cui non sappiamo nulla». 

Proprio sulla guerra, Papa Francesco pone l'accento: «Anche nella Bibbia vengono subito le guerre, sono come un controsenso della Creazione e per questo significano distruzione. Lavorare la terra, curare la famiglia e la società è costruire. Fare la guerra è distruggere».

Sul dramma delle morti nel Mediterraneo il Papa spiega: «I migranti che partono soffrono nei lager, uso proprio questa parola, nelle mani dei trafficanti. Poi rischiano la vita nell'attraversare il mare e alcune volte sono respinti. Per chi ha la responsabilità locale è semplice dire no, mentre le navi cercano un porto sicuro. Ogni Paese deve dire quanti migranti può accogliere, è un problema di politica interna. C'è l'Unione europea, bisogna mettersi d'accordo, trovando un equilibrio in comunione. I migranti vanno accolti, accompagnati, promossi e integrati nella società. Quest'ultimo punto è molto importante. Ci sono Paesi che col calo demografico che vivono hanno bisogno di più abitanti, un migrante integrato aiuta quel Paese. Dobbiamo pensare a una politica migratoria continentale, è una responsabilità nostra. Questo è realismo puro».

Sulle disparità a livello mondiale, Papa Francesco ha spiegato: «Noi vediamo i bambini che muoiono, i migranti che annegano, disuguaglianze e ingiustizie. Ma c'è sempre quella tentazione di guardare dall'altra parte. Con i media vediamo tutti ma possiamo facilmente non guardare. Non basta vedere, è necessario sentire e toccare, ed è qui che entra la psicologia dell'indifferenza. Sul rapporto col prossimo, Gesù ci racconta la parabola del Buon Samaritano: c'è solo un uomo che si ferma, vede e tocca con mano, prendendosi cura dell'altro. Il tatto è il senso più completo, dobbiamo toccare con mano il dolore e il bisogno degli altri».

Si parla poi di ambiente, una tematica essenziale per Papa Francesco. «Stiamo già vedendo gli effetti della mano dell'uomo, con i cambiamenti climatici. Pensiamo all'Amazzonia: deforestazione significa meno ossigeno, cambiamento climatico, morte della biodiversità e uccisione della Madre Terra. I popoli aborigeni hanno un rapporto diverso con la Madre Terra: per loro il 'buon vivere' è vivere nel rispetto dell'ambiente» - spiega il Pontefice - «I pescatori di San Benedetto del Tronto hanno trovato, in un anno, tantissima plastica in mare. Poi sono tornati qualche tempo dopo, la quantità era il doppio. Loro però recuperavano la plastica per salvare il mare e la biodiversità. Buttare la plastica in mare è criminale, prendersi cura del Creato è una cosa che dobbiamo imparare».

Si parla poi dello scatto che ha immortalato Papa Francesco all'uscita di un negozio di dischi di Roma. «La curiosità è lecita, ma non sono andato a comprare dischi. Quelle persone sono mie amiche da anni, hanno risistemato il negozio e sono andato a benedirlo. Proprio in quel momento c'era un giornalista che aspettava un amico per prendere un taxi ed è così che l'avete saputo» - spiega il Papa - «Mi piacciono molto i classici. Anche il tango mi piace tanto, un porteño che non balla il tango non è un vero porteño».

Sui temi più d'attualità, Papa Francesco ne rivela anche uno che lo addolora molto: «Tra i ragazzi c'è molta violenza, molta aggressività, molto bullismo. Il problema è sociale, l'aggressività di per sé non è negativa ma va educata. C'è un'aggressività distruttiva che inizia con la lingua, il chiacchiericcio, che distrugge l'identità, le famiglie e comunità. Se hai un problema con qualcuno, o lo tieni per te o glielo vai a dire in faccia». Sulla famiglia, il Papa spiega: «Ai giovani genitori chiedo sempre se giocano con i figli: molti di loro non hanno veramente il tempo, ma non dobbiamo aver paura di seguirli e star loro vicini. I genitori devono essere complici dei figli, ma che sia una complicità genitoriale in cui entrambe le figure crescono insieme».

Fabio Fazio cita poi una celebre frase di Papa Francesco: «Un uomo può guardare un altro uomo dall'alto in basso solo quando lo aiuta a rialzarsi». Il Pontefice la commenta così: «Nella società vediamo quante volte si guardano gli altri dall'alto in basso per dominarli e sottometterli e non per aiutarli. Pensiamo solo a quelle impiegate che devono pagare col proprio corpo la stabilità lavorativa, perché il loro capo le guarda dall'alto in basso. Non c'è sguardo dall'alto in basso lecito all'infuori di quello in cui aiutiamo un fratello a rialzarsi, anche a costo di cadere noi».

Fabio Fazio poi chiede: «Ci sono dei casi di persone che non meritano il perdono e la misericordia di Dio?». Papa Francesco replica così: «Dio ci ha fatto buoni ma liberi, quella libertà può fare tanto bene ma anche tanto male. Siamo padroni delle nostre decisioni. Dirò qualcosa che scandalizzerà, ma la capacità di essere perdonato è un diritto umano concesso direttamente da Dio. Chi chiede perdono, ha il diritto di essere perdonato: questo è importante, non dimentichiamocelo. Il padre del figliol prodigo lo aspettava per perdonarlo, lui aveva il diritto di essere perdonato ma non lo sapeva e per questo titubava». 

«Una domanda che mi scandalizza un po' è: perché soffrono i bambini? Non riesco a spiegarmelo, non c'è risposta. Dio è forte e onnipotente, ma nell'amore. L'odio e la distruzione sono nelle mani di un altro che, per invidia, ha seminato il male nel mondo» - spiega Papa Francesco - «Dialogare col male è pericoloso e tanta gente cerca di farlo, anche io tante volte mi sono trovato in quella situazione. Gesù non ha mai dialogato col diavolo. Quando i bambini soffrono, non dobbiamo chiederci perché, ma dobbiamo soffrire con loro. Questo l'ho imparato da Dostoevskij».

Parlando dell'enciclica Fratelli tutti, il Papa spiega: «Ci sono delle ombre nella società, sono le malattie sociali di oggi. Ci sono politici in gamba che però sono sottoposti alla pressione di queste ombre nel mondo». E sulla Chiesa di oggi e di domani, spiega: «Io ho cercato di indicare la strada verso il futuro, la Chiesa deve essere in pellegrinaggio e il male peggiore è la mondanità spirituale che fa crescere il clericalismo. Il clericalismo è una perversione della Chiesa che fa emergere la rigidità, anche ideologica, sotto la quale c'è sempre putredine. L'ideologia non può prendere il posto del Vangelo».

Si torna poi all'immagine drammatica del Papa che prega da solo in piazza San Pietro nel 2020, ai tempi del lockdown. «Pregare significa guardare i propri limiti, bisogni e peccati. Pregare è entrare con la forza, oltre gli orizzonti. Se ci abituiamo a rivolgerci a Dio chiamandolo papà, siamo sulla strada giusta. Pregare è come un bambino nella fase dei perché. L'importante non è la risposta, l'importante è guardarli», spiega Papa Francesco. Che poi rivela: «Ho degli amici e ne ho bisogno. Ho bisogno di stare accanto a loro, per questo mi trovo a Santa Marta: i Papi che vivevano in Vaticano erano santi, io non sono alla loro altezza».

Il Papa racconta poi alcuni aneddoti della sua infanzia e giovinezza: «Da bambino, volevo fare il macellaio perché quando andavo con mia mamma o con mia nonna vedevo l'uomo che riempiva la sua borsa di tanti soldi. Questo deve essere il lato genovese della mia famiglia. Poi da studente mi ero appassionato alla chimica e alle medicina, stavo per entrare all'università ma poi è arrivata la vocazione e sono entrato in seminario». Quando Fabio Fazio ricorda il suo grande senso dell'umorismo e rivela che non guarda la tv dal lontano 1990, il Papa spiega: «Sì, è vero, mi limito a seguire i notiziari e i grandi eventi come gli insediamenti dei Capi di Stato o le tragedia che hanno segnato la nostra epoca. Ho senso dell'umorismo? Ricordate che il buonumore è una medicina, c'è anche una preghiera apposita di Tommaso Moro che io recito sempre».

Il Papa poi si congeda così: «Ho bisogno delle preghiere, chiedo a chi crede di pregare per me. E a chi non crede, di mandarmi buoni pensieri, buone vibrazioni. Voglio ricordare la scena di un film del Dopoguerra, credo con Vittorio De Sica che leggeva le mani e chiedeva 100 lire. Ecco, io vi chiedo 100 preghiere».

Circa due anni fa, infatti, Papa Francesco, intervistato da Repubblica, citò Fabio Fazio che, per il quotidiano di Largo Fochetti avevo scritto un intervento dal titolo "Le cose che sto imparando", pubblicato nel momento in cui tutti, in pieno lockdown, erano costretti in casa. 

Papa Francesco, citando espressamente le parole di Fazio, si disse molto colpito

in particolare  in particolare dal «fatto che i nostri comportamenti influiscono sulla vita degli altri Ha ragione ad esempio quando dice: "È diventato evidente che chi non paga le tasse non commette solo un reato ma un delitto: se mancano posti letto e respiratori è anche colpa sua". Questa cosa mi ha molto colpito».

L'invito di Fabio Fazio, quindi, non è un qualcosa di improvvisato, ma che è maturato durante questi ultimi due anni e che era stato avanzata già da qualche tempo e che ora, proprio pochi giorni fa, Papa Francesco ha deciso di accettare.


Ultimo aggiornamento: Lunedì 7 Febbraio 2022, 07:34
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