Paolo Belli “si diventa”: «A "Ballando" faccio il lavoro dei sogni, ma me lo sono guadagnato»
di Marco Castoro

Paolo Belli “si diventa”: «A "Ballando" faccio il lavoro dei sogni, ma me lo sono guadagnato»

Paolo Belli è dimagrito tantissimo. Un figurino. 
Qual è il segreto?
«La bicicletta. Pedalo almeno due ore al giorno. Quando ho tempo anche dieci ore, del resto alla mia età mi rimane poco altro. Quando vado in bici penso, ripeto le battute che devo dire a teatro, mi vengono idee e dimagrisco».

La bicicletta e i Ladri di Biciclette …
«Volevo una band. E l’ho formata. Grazie alla Nazionale cantanti ho conosciuto Francesco Baccini. Un giorno venne a casa mia mentre stavo scrivendo Sotto questo sole e da lì è nato il brano. Lui è un istintivo come me».

Suona, canta e poi c’è Ballando con le Stelle …
«Sono consapevole di essere uno fortunato. Da bambino sognavo di fare tutto quello che sto facendo. Sono consapevole pure del fatto che ce ne sono di persone in grado di farlo meglio. Però io me lo sono guadagnato e sono felicissimo. Sono partito da un paesino dove per noi la tv era un ologramma. Ho studiato tanto, non mi ha regalato niente nessuno, ho fatto tanta gavetta, mille mestieri».

Quali?
«Il benzinaio, l’elettricista, e altri. Poi la sera cantavo. Dovevo mantenermi. Mi è servito. Oggi mi pagano per una cosa che farei anche gratis».

Oggi però tanti i giovani fuggono all’estero…
«Ci vuole tanta passione. Bisogna essere molto critici con se stessi, prestare attenzione ai fischi. Se hai talento lo capisci dall’applauso. Adesso è più difficile, anche perché tecnicamente tutti possono cantare. Basta un computer. Andare all’estero è un modo per sopravvivere. Adesso pure io sarei andato via».

Con Milly Carlucci come va?
«Sono a scuola. Milly è il miglior rettore che uno possa avere. Se stai attento in classe diventa tutto più f+acile. Se mi riguardo le prime edizioni di Ballando mi trovo ridicolo ma grazie a lei sono migliorato. Non è difficile seguirla, è impegnativo».

Selvaggia Lucarelli? Le dà il voto?
«Per fortuna in questo programma ci deve essere chi la suona e chi la balla. Selvaggia è una persona molto intelligente, ironica moltissimo. Io adoro le persone che mi fanno ridere e lei mi fa ridere. Se la prendi dal punto di vista sbagliato sei tu che non hai capito. Lei gioca».

La Parietti non giocava tanto…
«Io Alba ho sempre cercato di metterla a suo agio, perché il mio dovere, come mi ha fatto capire Milly, è quello di proteggere. Si è impegnata molto. Qui la gente viene e fa sei ore al giorno di sacrifici su una cosa che non le appartiene. E quindi è facile che alla prima critica le vada giù la saracinesca. Va giù a me che faccio il mio lavoro, pensa a chi non lo fa. Comunque, è dura stare qua dentro. Alla fine però tutti sono venuti ad abbracciarci e a ringraziarci perché cerchiamo di fare uscire sempre il meglio».

Tanto per non farsi mancare nulla c’è anche Pur di fare musica a teatro.
«Pensavo che la gente non venisse e invece è sempre pieno. Quando si alzano in piedi penso sempre che lo fanno per la fretta di andare a casa e invece è standing ovation. Mi diverto tantissimo. Lì c’è tanta roba. C’è il Paolo Belli che fa ridere, fa piangere, fa cantare e fa ballare. Una commedia in cui io faccio dei provini e mi arrivano strani personaggi, tipo il chitarrista sordo e altri».

È un controcanto al talent?
«Uhm. A questo non avevo mai pensato».

Ha sempre dichiarato il suo amore per Roma.
«Amore e odio. La città più bella del mondo. Adoro i romani. Odio quella parte di Roma che non ama Roma e non la rispetta. E questo mi fa incazzare come una bestia. Per noi del paesino Roma è la mecca. Noi conosciamo i film di Sordi, Rossellini, dei grandi maestri che ci facevano vedere una città solare, divertente, strafottente, ironica: vorrei che si tornasse a quello splendore».

La musica, la bici e i cani.
«I cani fanno parte della mia famiglia. Ora ne ho due. Noi prendiamo solo i disgraziati, ciechi o malandati, riempiono la mia giornata da sempre».
Della Nazionale cantanti chi è il più scarso?
«Essendo il presidente dico… io».

E il più raccomandato, quello che deve giocare a tutti i costi?
«Sempre io. Posso dire che è una squadra meravigliosa costruita da Mogol, cento milioni devoluti, e noi cantanti che siamo tutti egocentrici abbiamo perfino imparato a passarci la palla».

Pure Ramazzotti?
«Mogol ha fatto un miracolo».

Tifoso della Juve. Ma che gusto c’è? Si vince sempre.
«Che squadra! Pensavo proprio l’altro giorno che se fossi nato a Roma sarei stato romanista o laziale, ma grazie a Dio sono nato juventino».

Cosa si prova quando un artista sente i fischi? Rabbia, rivalsa, depressione che cosa scatta dentro?
«Una volta al Gilda dove si suonava dal vivo, e io ho fatto lì i primi passi da musicista grazie a Renzo Arbore e con il povero Billy Bilancia. C’era uno del pubblico che mi disse cose bruttissime mentre cantavo. Ricordo che andai in camerino e cominciai a piangere: ma perché mi ha detto quelle cose? Potevano esserci mille motivi, ma io mi sono fatto una profonda autocritica fino a capire che quella sera non avevo suonato bene. Una settimana dopo lui era ancora lì e ha applaudito. Te ne dico un’altra ho avuto la fortuna di cantare tante volte al Concertone del Primo Maggio: 400mila persone che cantano con me e uno invece col dito alzato. Giuro che volevo fermarmi e chiedergli il motivo».

Tipo gli odiatori sui social…
«Con la differenza che loro sono dietro a uno schermo, al concerto li vedi in faccia».

La politica la segue?
«Sì. Ho sempre sperato che chi ci governa si ricordi che siamo persone in carne e ossa e abbiamo dei sentimenti, quindi si deve migliorare il nostro stato familiare e civile».



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Martedì 9 Aprile 2019, 03:50
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