Montalbano, i nuovi episodi. Zingaretti dirige se stesso: «Il commissario senza più padri? Lo celebro con dolce malinconia»
di Michela Greco

Montalbano, i nuovi episodi. Zingaretti dirige se stesso: «Il commissario senza più padri? Lo celebro con dolce malinconia»

È un ritorno carico di malinconia quello del Commissario Montalbano. I due nuovi film-tv si intitolano Salvo amato, Livia mia, al cinema (per la prima volta) dal 24 al 26 febbraio e poi in onda il 9 marzo, e La rete di protezione, in onda il 16 marzo su Rai1, e la regia è firmata stavolta dal protagonista Luca Zingaretti. Quello che il direttore di Rai1 Stefano Coletta definisce «l’archetipo identitario della rete ammiraglia» e la direttrice di Rai Fiction Eleonora Andreatta chiama «una festa popolare che si rinnova dal 1999» ha perso recentemente tre pilastri: l’autore dei romanzi best-seller Andrea Camilleri, lo storico regista Alberto Sironi e lo scenografo Luciano Ricceri. Tre lutti che hanno lasciato un segno profondo nella squadra che da 20 anni propone al mondo un racconto che non smette di far innamorare il pubblico. È rimasta intatta, però, la qualità di quei gialli così ben caratterizzati dall’uso del dialetto, dall’ambientazione nell’immaginaria Vigata e dal mix tra giallo e commedia. «Questo è il primo anno in cui ci troviamo dolorosamente senza il nostro padre letterario e senza il regista che ha saputo trasformare un materiale di partenza eccezionale in un caso unico nel panorama mondiale della tv. Festeggiamoli», ha esordito Luca Zingaretti, da sempre volto di quel commissario leale, ironico e amante del buon cibo.

Questi episodi, oltre a recitarli, li ha anche diretti. Com’è andata?
«È stata un’esperienza bella quanto dolorosa, mi chiedevo continuamente cosa avrebbe detto Sironi. Chi mi ha preceduto ha dettato gli stilemi, io, di mio, ci ho messo una malinconica dolcezza».

Qual è stata la cosa più difficile?
«Avevo molta ansia. Ho girato tre film insieme da regista e protagonista senza aver scelto nulla, né cast, né location, e lavoravo 20 ore al giorno. Provavo dolore e, inevitabilmente, anche senso di colpa. Quando sono andato a trovare Alberto, però, mi ha tranquillizzato».

Anni fa aveva abbandonato Montalbano per un periodo.
«Quando decisi di lasciare nel 2008 lo feci per strategia: pensavo si dovesse uscire tra gli applausi. Dopo due anni ci ho ripensato, mi mancava, e la contro-decisione è stata una scommessa vinta: gli applausi non sono mai mancati, anzi sono aumentati».

E ora qual è il futuro di Montalbano?
«Abbiamo già girato anche Il metodo Catalanotti, che andrà in onda l’anno prossimo. Ora voglio celebrare Camilleri con voi e sedermi, far sedimentare tutto e capire se finire qui o chiudere in bellezza con l’ultimo giallo uscito a giugno. Poi ci sarebbe anche il famoso romanzo nel cassetto della Sellerio...».

Non è sicuro di continuare?
«Abbiamo perso tre colonne, ha senso insistere? Potrei scoprire che tornare sul set è troppo doloroso. Intanto sono molto soddisfatto de Il metodo Catalanotti, dove tra l’altro c’è la crisi con Livia».

È felice che Montalbano arrivi al cinema?
«Mi fa piacere ma non mi entusiasma, non ho mai provato un senso di inferiorità rispetto al grande schermo».


Ultimo aggiornamento: Giovedì 20 Febbraio 2020, 08:23
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