Max Giusti a teatro con "A te e famiglia": «Passerò il Natale con il mio pubblico»

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di Stefania Cigarini
Un regalo di Natale in anticipo da parte di Max Giusti che ha sentito “la necessità di stare sul palco, a contatto con il pubblico, a Roma, in un grande teatro” molto prima dell’inizio (a febbraio) del tour teatrale di stagione. E subito dopo una trasferta orientale per il reality tv Pechino Express. Arriva così A te e famiglia racconto di Vigilia in salsa familiare.

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Il Natale sul palco.
«Sarà uno spettacolo con più ritmo e meno canzoni, un confronto tra la festa americana e quella nostrana. Inizierò con un classico Usa, Driving Home for Christmas di Chris Rea, contrapposto alla nostra fuga da Tu scendi dalle stelle. Sognavamo Last Christmas degli Wham! con il rifugio di montagna e le belle ragazze, e non avevamo neppure l’amico con la casa a Rivisondoli».

Drammatico.
«Mai come le mamme italiane, buone tutto l’anno, che per la Vigilia, sotto stress dei preparativi, diventano cattivissime. Dinamiche familiari come in un film di Scola».

Il Natale, vero, con i tuoi figli.
«L’ho fatto diventare obbligatorio per genitori, suoceri, zii, faccio ricatti pesantissimi (ride) per riunire tutta la famiglia a casa mia. Voglio che i miei figli vivano le mie stesse sensazioni di bambino a casa della nonna».

In oltre trent’anni di carriera come è cambiato il tuo rapporto con il pubblico?
«Sono più maturato, penso che questo sia davvero uno dei miei migliori show».
 
 


Come sarà quello della prossima stagione?
«Una stand-up comedy, intitolata Che resti tra noi, dove mi sfido a non superare il limite tra risata fuori dagli schemi e volgarità. Non ricalcherò i testi dei comedian statunitensi, come fanno alcuni, né farcirò il testo di parolacce. Sarà una sfida, una stand-up comedy tutta a modo mio. Se riuscirò a far ridere il pubblico così, in maniera forte e non banale, sarò felice, soddisfatto».

Uno stand-up comedian italiano che ti piace?
«Saverio Raimondo, mi fa molto divertire».

Per Che resti tra noi hai scelto una sala da 250 persone alla Garbatella
«Mi ha ispirato Francesco De Gregori che per un mese si è esibito lì, la scorsa primavera, in dimensione intima. Voglio incontrare il pubblico senza filtro, voglio prendermi più libertà, proprio perché sarà uno spettacolo senza filtri, la prima mezz’ora sarà ispirata all’attualità, diversa ogni sera».

Sei un grande appassionato di tennis. Faccio un nome, Matteo Berrettini
«Determinazione, lavoro, abnegazione, fiducia totale suoi mezzi e nel suo team».

Jannik Sinner?
«È caduto da piccolo nella pozione. Determinato, ha un grande talento che fortunatamente non ha virato in genio e sregolatezza. Non gliela voglio tirare, ma è destinato a diventare uno dei primi quattro al mondo».

Come spieghi questo exploit del tennis italiano maschile?
«Una grandissima condivisione, è cambiato il lavoro della federazione, i coach italiani hanno iniziato a collaborare tra loro e la Fit ha fatto il grande investimento di finanziare i Challenge, in cambio della gestione delle wild card dei migliori ragazzi. Permette a loro di giocare in tornei importanti, a due passi da casa, ed ai più meritevoli di entrare nei tabelloni. In un programma condiviso tra allenatori e staff federale, che consente di censire già ora i più bravi under 10, under 12, di farli giocare insieme ogni tre mesi nei centri tecnici federali».

Un tennis da soddisfazione
«Un periodo entusiasmante, pensa a Fognini che ancora non molla, per fortuna, Cecchinato che ha avuto una brutta annata, ma è stato straordinario in quella scorsa. Seppi che non accenna a smettere nonostante i problemi all’anca. E già le under 16 potranno regalarci, tra un paio d’anni, un’altra tornata di grande tennis femminile».

Hai in gestione un circolo di tennis, già messo la racchetta in mano a Matteo e Caterina, i tuoi figli?
«Sì, ma non gliene frega nulla, nemo propheta in patria, mio figlio gioca a calcio, mia figlia fa ginnastica artistica, ci “muoio”, ma non li forzerei mai»

Come nasce l’artista Max Giusti?
«Non per tradizione familiare, mio padre era metalmeccanico e mia madre commessa, poi aprirono un negozio. Fu con dei biglietti Cral che mi portarono - avrò avuto dieci anni - a vedere Aggiungi un posto a tavola al Sistina, con Dorelli. Sono rimasto paralizzato dalla meraviglia. Mi sono detto, io voglio stare la sopra. E dopo venticinque anni, grazie a Garinei, c’ero. Una emozione unica».
 
Ultimo aggiornamento: Lunedì 2 Dicembre 2019, 08:26
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