Hey Judy! Zellweger nella fiaba triste della diva di Hollywood. L’attrice in pole per l’Oscar: «Niente imitazioni, con me la Garland vera»
di ​Michela Greco

Hey Judy! Zellweger nella fiaba triste della diva di Hollywood. L’attrice in pole per l’Oscar: «Niente imitazioni, con me la Garland vera»

Hollywood è un tritacarne, un’industria che glorifica il profitto e mortifica l’essere umano, un ingranaggio spietato capace di inventare celebrità e, con la stessa velocità, farle finire nel dimenticatoio. Tutte le accuse che si fanno alla mecca del cinema americano si ritrovano nella storia di "Judy" di Rupert Goold, biopic che affronta l’ultima, drammatica fase della vita di Judy Garland, plasmata come baby star e diventata un’adulta incapace di funzionare nel mondo. 

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Al cinema dal 30 gennaio, lanciato da due nomination all’Oscar e diversi altri premi già conquistati, il film getta una luce compassionevole sulla tragica parabola della giovane Dorothy del Mago di Oz e offre un ruolo intensissimo a Renée Zellweger, in pole position per afferrare la statuetta dell’Academy come miglior attrice protagonista. 
Prematuramente innalzata sull’olimpo e poi protagonista e vittima di una lunga discesa nell’abisso fatta di farmaci, amori sbagliati e problemi economici, la Judy di Renée Zellweger restituisce tutta la vitalità e la tragicità di una donna che continuava a essere adorata da un pubblico enorme ma faticava a essere all’altezza della sua fama e persino a dare un tetto ai suoi figli piccoli. Al suo ultimo grandioso e straziante concerto a Londra nel 1969, prima di spegnersi all’età di soli 47 anni, al termine di una scena memorabile Judy dice al pubblico «non mi dimenticherete, vero?».

«Pensavo che in questo film ci fosse l’opportunità di esplorare qualcosa che non viene spesso considerato quando si pensa a questa personalità immensa, cioè quanto investiva nel suo lavoro e quanto ciò le sia costato», aveva detto l’attrice. Come si vede nelle prime scene di Judy, a soli 16 anni la piccola celebrità era vittima di un controllo totale sulla sua vita e sul suo corpo da parte degli Studios, in nome di un successo per cui, lei per prima, aveva scelto di sacrificarsi. Una manipolazione che l’ha segnata per il resto della sua esistenza. Per rendere credibile questa artista accesa dal fuoco del talento e poi spenta dai barbiturici e dall’autodistruzione, Renée Zellweger ha fatto un gran lavoro fisico e vocale.

«Ho iniziato un anno prima a lavorare per vedere se c’era qualcosa di vero nel detto che si possono davvero rafforzare le corde vocali come qualsiasi altro muscolo. La cosa importante da ricordare era che non stavo facendo un’imitazione o cercando di emulare questa grande icona», aveva detto l’attrice, che ha saputo trasmettere anche la generosità dell’artista, una performer che rimaneva sfiancata al termine delle sue esibizioni. «La maggior parte delle persone mette una maschera di fronte alla telecamera o a un pubblico. Penso che con Judy, invece, si veda la persona vera».
 
Ultimo aggiornamento: Mercoledì 22 Gennaio 2020, 15:47
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