CineVillage Parco Talenti, Gabriele Muccino racconta "Gli anni più belli"

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di Paolo Travisi
Dopo Carlo Verdone, al Cinevillage Parco Talenti, un altro ospite di primo piano, il regista Gabriele Muccino, che ha introdotto al pubblico dell'arena il suo ultimo film, Gli anni più belli. L'opera, uscita lo scorso febbraio, ha visto interrompere il suo percorso di successo al cinema a causa del lockdown, motivo che ha spinto il regista romano a riproporre il film in sala il 15 luglio e stasera al CineVillage Parco Talenti.

Un cast di primo livello, per descrivere i 40 anni di una generazione, dagli anni Ottanta fino ai nostri giorni: Pierfrancesco Favino, Kim Rossi Stuart, Claudio Santamaria, Micaela Ramazzotti, sono i protagonisti ed i quattro amici che crescono insieme, tra amori e dolori, separazioni e riunioni, fino all'età adulta. "Il film racconta di 4 amici a Roma a partire dagli anni Ottanta, è un film che ha un impatto emotivo forte, lo posso dire sulla base delle persone che lo hanno visto prima del lockdown. Emoziona perché ci si può riconoscere nei personaggi, nelle storie" ha detto Gabriele Muccino all'arena gremita di spettatori, conversando con il giornalista Franco Montini.

Come spesso accade nelle opere del regista romano, non manca l'elemento autobiografico. "Il film si è personalizzato nel momento in cui ho iniziato a scriverlo, capendo che sarebbe diventato autentico parlando di me stesso. Io sono tutti e 4 i personaggi, per questo spesso faccio film corali, perché riesco a suddividere le sfaccettature che compongono la mia personalità, quello che non ci piace, che vorremmo cambiare o che abbiamo cambiato. Quando avevo paura di essere padre scrissi L’ultimo bacio, poi c’è stata la fase americana in cui ho girato 4 film, due molto belli e conosciuti con Will Smith, poi sono tornato a casa, ed in Stanno tutti bene ho raccontato l’Italia, quella di una famiglia, dopo essere stato 12 anni fuori dal mio paese. Gli anni più belli è ispirato ai film anni '60, come Una vita difficile o C’eravamo tanto amati, dei monumenti che mi hanno formato, nella speranza - quando ero più giovane - che un giorno avrei potuto girare come quei grandi registi. Umberto D e Ladri di Bicicletta di Vittorio De Sica, mi comunicarono cosa volevo fare da grande, all’epoca avevo 18 anni, vedendoli ho pensato che il cinema si potesse fare partendo dagli individui".


"Gli anni più belli non li lego ad un'età specifica, perché quelli più belli sono quelli in movimenti, protesi verso un domani che deve essere costruito, per questo io non sono nostalgico e credo che neanche il film lo sia. Le fasi della vita sono tante, complesse, con fermate e ripartenze e racconta quanto il tempo ci modelli, la nostra abilità è quella di aggrapparci alle radici, di fare delle scelte nelle nostre vite, anche negli imprevisti che creano un bivio invisibile. E' un continuo dire si o no a qualcosa, che hanno definito i nostri destini" dice ancora il regista, che sul palco del CineVillage Parco Talenti è accompagnato da due giovani attori che hanno preso parte alla pellicola, Andrea Pittorino e Francesco Centorame.




"Ogni film lo faccio come se fosse il mio ultimo. Lo dissi a Bentivoglio, senza sapere che sarei andato a Hollywood a girare quattro film. Quell'attitudine non è cambiata, anche se mi sono abituato a fare questo mestiere, ma ogni film è un miracolo, anche se sulla carta è bellissima, ma gli attori non hanno una chimica non sono ben scelti o altri eventi imponderabili, il film sarà sempre diverso da come lo avevi immaginato. Ogni film, per me, è sempre il primo film" ha concluso Muccino lasciando agli spettatori la visione de Gli anni più belli.


 
Ultimo aggiornamento: Mercoledì 29 Luglio 2020, 10:53
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