Cuore: lo sport fa bene ma senza sforzi

Cuore: lo sport fa bene ma senza sforzi

Il più famoso caso di danno cardiaco provocato dalla corsa è quello di Filippide, il corriere dell'esercito ateniese che nel 490 a.C. si racconta abbia corso da Maratona ad Atene per annunciare la vittoria sui Persiani. Dopo aver raggiunto la piazza di Atene gridò Nike (Vittoria) e cadde, presumibilmente colpito da infarto.
Un pezzo di Storia che non ha certamente offuscato i benefici dello sport sul corpo, la mente e le relazioni. Proprio per valutare sempre meglio il rapporto tra attività motoria e organismo umano si continua a fare ricerca. Come dimostra uno studio del National Heart and Lung Institute dell'Imperial College di Londra appena pubblicato sulla rivista European Heart Journal.
Il primo lavoro scientifico è datato 1953: J.N. Morris firmò un articolo, pubblicato su Lancet, nel quale dimostrò che la mortalità per malattia coronarica dei guidatori degli autobus londinesi era doppia rispetto a quella dei controllori che andavano su e giù per le scale (gli autobus a Londra hanno ancora oggi due piani).

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L'esercizio - Fu l'inizio di una serie di studi tesi a dimostrare l'importanza dell'esercizio fisico nella prevenzione delle malattie cardiovascolari. Ma quando tale esercizio cessa di essere benefico e diventa pericoloso? Esiste cioè un rapporto lineare dose-risposta tra esercizio e beneficio o, al di là di una certa età o di una particolare intensità, lo sforzo della corsa o di altra attività fisica diventa dannoso? Gemma Perry-Williams ed i suoi collaboratori del National Heart and Lung Institute dell'Imperial College di Londra hanno, appunto, analizzato questo lungo elenco di quesiti. Il miglioramento del rischio cardiovascolare, si legge nella ricerca, è in parte secondario al positivo impatto sui fattori di rischio come pressione, profilo lipidico, obesità ed insulino-resistenza.


Lo stress - Non vi è, inoltre, evidenza che un tipo di esercizio abbia maggior beneficio rispetto ad un altro sulla funzione dell'endotelio, il tessuto che riveste la superficie interna dei vasi sanguigni, dei vasi linfatici e delle coronarie.
Diverso è invece l'effetto della intensità dello sforzo. Il maggiore beneficio sull'endotelio delle arterie si ottiene con un esercizio regolare di moderata intensità, mentre gli sforzi estremi aumentano lo stress ossidativo e possono aumentare la risposta infiammatoria, sebbene questo effetto è mediamente di breve durata e si risolve in poche ore. Secondo i risultati del Copenhagen City Heart Study i maggiori effetti sulla riduzione di mortalità, rispetto ai soggetti sedentari, si avrebbero appunto con uno sport tipo jogging leggera o moderata, mentre chi pratica attività di endurance ad alti livelli, specie se non più giovane, ritornerebbe allo stesso livello di rischio dei soggetti sedentari. Sembrerebbe infatti che un'attività strenua, praticata per lunghi periodi, possa indurre un rimodellamento strutturale del cuore e dei grossi vasi.


Competere in eventi quali maratone, ultramaratone o corse in bicicletta per lunghe distanze può portare a un transitorio sovraccarico del volume di atri e ventricolo destro, con transitoria riduzione di contrattilità dello stesso ventricolo e talora elevazione degli enzimi cardiaci.
È, inoltre, importante ricordare che in giornate calde come queste si deve fare particolarmente attenzione al tipo di sforzo a cui sottoponiamo il nostro organismo. D'estate ci si scopre tutti atleti, anche chi non ha mai fatto nulla tutto l'anno. Quali gli sport da praticare? Preferibilmente gli esercizi aerobici quali nuoto, camminate, bicicletta. Ovviamente nelle ore meno calde della giornata. Questo tipo di sport produce innegabili vantaggi, come detto, a livello cardiocircolatorio. Camminare a passo sostenuto o pedalare per 30 minuti al giorno riduce in maniera significativa il rischio di infarto o ictus.


Il mare - Da evitare, per chi non è allenato, sforzi sostenuti o anaerobici. I pronto soccorso sono affollati, di questi tempi, di atleti della domenica. Per chi va in montagna è utile ricordare che andando più in alto si riduce la pressione atmosferica, con conseguente riduzione della pressione di ossigeno. Specie quando si superano i 1600-2000 metri si può avere un rialzo della pressione e della frequenza cardiaca. Per chi preferisce il mare, specie se cardiopatico, il consiglio e di evitare le ore calde e, se si fa il bagno per una nuotata, non tuffarsi se accaldati.

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Antonio G. Rebuzzi
Professore di Cardiologia
Università Cattolica Roma
 


Ultimo aggiornamento: Mercoledì 11 Agosto 2021, 08:47
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