Generazione Armadillo   i trentenni di Zerocalcare

Generazione Armadillo i trentenni di Zerocalcare

Zerocalcare non c'è, se c'è non ha visto il film, addirittura c'è chi dice che abbia lasciato Venezia prima della proiezione ufficiale. Del resto lui l'aveva già detto, che con La profezia dell'Armadillo, il film tratto dalla sua storia a fumetti e presentato ieri alla Mostra nella sezione Orizzonti, ha poco a che fare: «Vado a fare questo a Venezia - scriveva qualche giorno fa in una vignetta - a rispondere che no, veramente nun so'io il regista». Niente di strano, secondo il produttore del film, Domenico Procacci, che porterà in sala l'Armadillo dal 13 settembre: «Non gli va di fare promozione, non c'è dramma. Se l'operazione non fosse stata di suo gradimento, ci avrebbe impedito di usare il titolo e non avrebbe partecipato alla sceneggiatura. Se conoscete Zero, sapete che è fatto così». Anche perché, a dire il vero, non ci sarebbe alcun motivo per ripudiare un film che riesce, con tenerezza e tocco gentile, a restituire la malinconia e il disincanto amaro con cui il vignettista di Rebibbia restituisce, da anni, la realtà dei trentenni dentro e fuori dalla periferia di Roma.
Costruito, come il fumetto, a partire dalla morte di un'amica di vecchia data di Zero, Camille (Sofia Staderini), La Profezia dell'Armadillo mette in scena, a colpi di battute fulminanti e facce azzeccatissime, la presa di coscienza di una coppia di amici, Secco (Pietro Castellitto, figlio di Sergio) e Zero (Simone Liberati), di fronte a un lutto inaspettato. E se la performance impeccabile di Valerio Aprea riesce a rendere digeribile anche la scelta del regista Emanuele Scaringi di dar corpo alla coscienza di Zero (l'Armadillo del titolo) con un grosso pupazzone doppiato dall'attore, di livello sono anche le interpretazioni di Liberati e Castellitto, vera rivelazione del film.
Inizialmente affidato alla regia di Valerio Mastandrea, che avrebbe abbandonato in corsa il progetto, il film riesce comunque, nelle mani di Scaringi, a colpire al cuore - in maniera discontinua, a volte sgangherata, ma sempre appassionata - la generazione precaria dei trentenni, così come fece, ormai 20 anni fa, Tutti giù per terra di Davide Ferrario. Che aveva proprio Mastandrea come protagonista. E si concludeva, chissà se è un caso, con l'entrata in scena di un armadillo.
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Martedì 4 Settembre 2018 - Ultimo aggiornamento: 05:01
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