Per un pugno di like, ovvero perché ai social non piace il dissenso: il saggio di Simone Cosimi

Per un pugno di like, ovvero perché ai social non piace il dissenso: il saggio di Simone Cosimi

Torna in libreria l’autore che racconta i social network: Simone Cosimi firma “Per un pugno di Like”, edito da Città nuova, per raccontare come un like abbia condizionato la nostra vita. Mettere Like (Mi piace) a un post non è semplicemente un gesto di approvazione, un esercizio di gusto, ma un segno che rivela una quantità sorprendente d’informazioni, una singola azione con molteplici effetti che sfuggono spesso al nostro controllo.

Il saggio di Cosimi si propone di ripercorrere la “storia” dei like, dall’origine alle sue evoluzioni, anche le più dannose;  nell’idea dell’autore non esiste la volontà di alimentare un dibattito dai toni apocalittici, ma di scrivere un manuale di autodifesa (e consapevolezza), consegnarci una specie di cassetta degli attrezzi minima per non perderci nella dittatura dell’ottimismo e orientarci al meglio nella realtà.

L’intento dell’autore - giornalista professionista e studioso si tecnologia e società - è infatti quello di dimostrare innanzitutto quanto sia importante indagare e studiare il linguaggio dei social network, descrivere la reale dimensione di questo gesto, che può sembrare piccolo e automatico, quasi meccanico, e mostrare quanto abbia invece effetto sul nostro agire quotidiano. “L’avevo iniziato come un saggio tecnico sulla storia, l’evoluzione, l’importanza e le strettoie del Mi piace sulle piattaforme sociali - spiega Cosimi - ma è diventato qualcosa di più largo e di più caldo. Il sottotitolo, “Perché ai social network non piace il dissenso”, dice d’altronde molto: è un libro che si tuffa nella dittatura dell’ottimismo a cui ci hanno condannato Facebook e compagnia, che obbligano chiunque voglia dire di No a uno sforzo ulteriore. Che dicono di voler cambiare, magari oscurando qualche numero, ma non modificano di una virgola l’ingrediente base della loro formula magica mentre ci negano un “dislike”. Una formula di cui torno alle radici, in un viaggio che va dal marketing degli anni Novanta a TikTok, puntando al cuore della “like economy”.
Ultimo aggiornamento: Giovedì 30 Gennaio 2020, 15:59
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