Nanessere di Marco Sessa: essere nano fa ancora paura. «La mia esperienza in aiuto agli altri»

Nanessere di Marco Sessa: essere nano fa ancora paura. «La mia esperienza in aiuto agli altri»

di Paola Pastorini

Fragilità che diventa forza, come quella di Marco Sessa che ha fatto della sua acondroplasia - l'essere nano - un doloroso, ma pratico esempio di volitività e inclusione. L'avventura di una vita condivisa nel libro Nanessere e nella presidenza dell'Aisac, Associazione per l'informazione e lo studio dell'acondroplasia.
«Parlare di sé non è facile, sono una persona molto riservata, ma ho pensato che la mia esperienza potesse essere di aiuto ai genitori di bimbi nella mia stessa condizione e ai giovani che spesso soffrono la mancata inclusione, il mancato ascolto in generale».
La sua esperienza, appunto...
«Racconto la mia vita, episodi quotidiani, ma anche il lungo e pionieristico soggiorno in Russia, da adolescente, per l'allungamento delle gambe».

Oggi ha 55 anni, cosa è cambiato da allora?
«Tante cose, ma mi fa ancora molto arrabbiare che la diversità, qualsiasi diversità, sopporti uno stigma, che faccia paura e non venga considerata come una opportunità e una ricchezza».
Pif l'ha raccontata in una punta del Il testimone.
«È una persona intelligente, un amico, sono felice di averlo conosciuto e di poter contare su di lui».
Un consiglio?
«Ai genitori di considerare un figlio affetto da una patologia come un figlio, non come un corpo estraneo. Agli adulti di avere molta pazienza e ai giovani di approfittare dell'età per costruirsi una forte personalità».
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Ultimo aggiornamento: Martedì 20 Settembre 2022, 08:46
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