Gaia e Camilla, il gup: «Genovese sorpassava auto e usava il cellulare». Le motivazioni della condanna

Gaia e Camilla, il gup: «Genovese sorpassava auto e usava il cellulare». Le motivazioni della condanna

Secondo il giudice che ha condannato Pietro Genovese a 8 anni di carcere, c'è un elevato grado di colpa nel giovane nell'incidente che causò la morte di Gaia e Camilla, le due ragazze morte nella zona di Corso Francia nel 2019. Lo scrive il gup di Roma nelle motivazioni della sentenza con cui il 19 dicembre ha condannato Genovese per omicidio stradale. Gaia e Camilla, romane entrambe, avevano solo 16 anni.

 

«È assai elevato il grado di colpa dell'imputato, sotto il profilo del quantum di evitabilità dell'evento, essendo l'incidente frutto anche di una negligente scelta dell'imputato di mettersi alla guida dopo aver fatto uso di alcol, pur sapendo che era obbligato a non bere qualora avesse voluto condurre un'auto, secondo la sua età e per il tempo in cui aveva preso la patente», scrive il gup nelle motivazioni della sentenza di condanna.

 

Pietro Genovese ha investito Gaia e Camilla mentre le due erano «sulle strisce pedonali, nel tratto della terza corsia di sinistra di corso Francia, dopo che queste avevano iniziato l'attraversamento con il verde pedonale ma si erano fermate per aver notato alla loro sinistra provenire dal precedente semaforo ad alta velocità tre auto impegnate, di fatto in una gara di sorpassi, che non accennavano a rallentare», scrive il giudice. Genovese, si legge nelle 197 pagine delle motivazioni, ha «effettuato una serie di sorpassi utilizzando al contempo un cellulare con cui mandava messaggi; superando il limite di velocità in ora notturna; iniziando un ultimo sorpasso di un'auto che aveva cominciato a frenare e, poi, si era fermata».

 

 

Legale Gaia: nessun attraversamento azzardato

 

«La motivazione della sentenza di condanna di Pietro Genovese è una conferma netta della piena regolarità di condotta di Gaia e Camilla, così sgombrando definitivamente il campo da fantasiose ipotesi di attraversamento »azzardato« che, in alcuni casi, null'altro hanno costituito che gratuiti e ingiustificati attacchi alla memoria delle due povere ragazze, inizialmente incluse, addirittura, in un inventato gioco di attraversamento con il semaforo rosso che non ha avuto il benché minimo riscontro processuale», afferma in una nota l'avvocato Franco Moretti, legale della mamma di Gaia, la 16enne uccisa la notte del 21 gennaio 2019 assieme all'amica Camilla mentre attraversa Corso Francia. «Il contribuito alla giustizia per Gaia e Camilla, che con convinzione ho cercato di offrire insieme ai Colleghi di Studio Simonetta Fulco, Paolo Alma e Luca Vettori, non potrà lenire il dolore della nostra assistita, la madre di Gaia, per la prematura perdita della figlia, ma le darà senz'altro la pace di vedere riabilitata Gaia da ineffabili insinuazioni sul suo comportamento di quella serata», conclude l'avvocato. 

 


Ultimo aggiornamento: Giovedì 18 Febbraio 2021, 13:44
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