Canaletto, il mistero dell'ispirazione romana in mostra
di Valeria Arnaldi

Canaletto, il mistero dell'ispirazione romana in mostra

 Un soggiorno misterioso che ha improntato tutta l’arte di un genio pittorico. «Canaletto arriva giovanissimo a Roma e ne rimane fortemente impressionato, eppure il suo soggiorno in città rimane per noi ancora un mistero. Non ce ne sono praticamente tracce. Spero che questa mostra sia anche un sollecito per le ricerche»; ha un cuore romano l’opera di Giovanni Antonio Canal, noto come Canaletto, secondo Bozena Anna Kowalczyk, curatrice della mostra Canaletto 1697-1768, nel duecentocinquantesimo anniversario della morte del pittore veneziano. 

Esposto il più grande nucleo di lavori di Canaletto mostrato in Italia, composto da 42 dipinti e 9 disegni, anche alcuni mai esposti prima nel nostro Paese, nonché 16 tra libri e documenti d’archivio. L’iter espositivo che segue l’artista dagli esordi al successo internazionale, fino alla morte, consente di studiare la forte influenza esercitata da Roma nella sua ricerca. E proprio dai suoi sguardi su Roma prende il via il percorso, con un’opera del padre Bernardo, Santa Maria d’Aracoeli e il Campidoglio, in cui Canaletto dipinge un’architettura antica. Ma è solo l’inizio. «Canaletto a Roma rimane fortemente colpito dalle antichità - prosegue la curatrice - era uno straordinario disegnatore e in città realizza una serie di disegni che userà come repertorio per tutta la vita».

Tra i prestiti da tutto il mondo, anche il romano Capriccio con architetture classiche e rinascimentali, dalla collezione BNL, custodito a palazzo Orizzonte Europa. «L’opera di Canaletto come le altre che compongono la collezione - dice Anna Boccaccio, responsabile Relazioni Istituzionali BNL - sarà poi nuovamente visibile, a ottobre, nella nostra sede, in occasione di Invito a Palazzo, cui aderiamo da sempre proprio per permettere al maggio numero possibile di persone di ammirare le opere».

Tra i tesori esposti pure Il Chelsea College, la Rotonda, casa Ranelagh e il Tamigi, Londra, capolavoro ultimato nel 1751, successivamente tagliato in due e qui ricomposto per la prima volta, dopo vari tentativi condotti dal 1996, grazie al prestito della parte destra conservata presso il Museo Nazionale dell’Avana. All’inaugurazione, anche l’ambasciatore cubano a Roma, José Carlos Rodriguez Ruiz.
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Mercoledì 11 Aprile 2018 - Ultimo aggiornamento: 08:13
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