Villa Adriana e Villa d'Este a Tivoli: il passato riletto al futuro dal direttore Andrea Bruciati
di Stefania Cigarini

Andrea Bruciati, direttore di Villa Adriana e Villa d'Este: «Rileggo il passato per dare nuova vita alla storia»

Da maggio 2017 è direttore dell’Istituto autonomo Villa Adriana e Villa d’Este a Tivoli, patrimoni Unesco di straordinaria bellezza e storia che ha affrontato “in maniera umile e rispettosa” ma, provenendo dall’arte contemporanea, “anche senza paura di sfidare niente e nessuno”.

Andrea Bruciati, 51 anni, è (quasi) tutto qui, padrone delle sue Villae (che così ha ribattezzato). «Ho puntato su una lettura contemporanea e trasversale di questi luoghi, interrogandoli non solo sul valore storico o artistico, ma su come potessero diventare un modello e un vincolo per la collettività vicina, dando voce a parti che normalmente non venivano prese in considerazione». 
 
 


Come piantare un vigneto di uva pizzutella a Villa d’Este e tremila ulivi a Villa Adriana, con produzione propria?
«Ho messo il mio sguardo trasversale analizzando luoghi che rimanevano all’interno di un pregiudizio. Nulla che non fosse già stato fatto. Se queste Ville non hanno subito disastri nei secoli è stato proprio perché avevano una vocazione agricola legata al territorio. Ho anche in mente un progetto sulle api».

Appena conclusa la mostra Eva vs Eva, cosa ci aspettiamo?
«Il film festival Quando l’arte è in movimento dal 2 al 9 dicembre. Metterà in rapporto Villa d’Este, un dispositivo legato all’immagine e alla rappresentazione, al fatto che oggi possa diventare cantiere per l’interpretazione del mondo da parte di artisti che sono diventati registi, come Wim Wenders, Peter Greenaway, Alexander Mc Queen. Nel primo pomeriggio si dialogherà con l’artista, poi la sera si vedrà la sua opera. Ovvero interrogare la struttura interpretandola dal vivo». 

Sotto la sua direzione sono stati aperti il Teatro Marittimo, il Triportico del Santuario di Ercole, la Mensa Ponderaria a Tivoli, cosa le dà più soddisfazione?
«Avere aperto al pubblico Villa d’Este anche il lunedì, programmando in maniera differente la manutenzione del verde. Credo molto nella circolarità dei due siti, nell’offerta di servizi adatti a questi posti incredibili».

Obiettivi prossimi?
«Che le Villae siano sempre più luoghi vivi, aperti e accoglienti, che rappresentino un’esperienza di crescita per chi li visita. Dopo il convegno Leonardo e l’Antico, a Villa d’Este, l’anno prossimo metterò a confronto Adriano e Nerone, due imperatori che si consideravano artisti e che hanno usato il potere dell’immagine per plasmare una diversa rappresentazione del mondo».
 

Quanto è contata la Yourcenar e le Memorie di Adriano?
«Se sono qui è anche per lei, mi sono avvicinato a delle rovine di uno straordinario sito archeologico attraverso la sua sensibilità novecentesca e il suo immaginario, poi le ho reinterpretate come le vedo ora, una specie di astronave del futuro». 

Cosa pensa quando sente dire che l’Italia è un Paese che potrebbe campare solo sulle proprie bellezze artistiche?
«Ho sempre paura dell’idea della Penisola come un bellissimo contenitore passivo. I nostri monumenti devono essere spirito propulsore, ho una visione proattiva in questo senso. Villa Adriana e Villa d’Este, per i coevi, erano sperimentazioni avanguardiste, io non posso fare altro che mettere in cantiere progetti altrettanto ambiziosi. Il bene culturale va interrogato continuamente, perché rilascia costantemente diversi tipi di messaggi su diverse frequenze».

L’interazione del capitale privato nel pubblico?
«Non c’è una formula magica, ci devono essere un costante controllo e una finalità ben chiara, perché l’intervento del privato va a interagire con il dna di tutti. Più che negli sponsor parlerei di filantropismo e, in seconda battuta, di promozione dell’azienda. Per me, senza rigidità da un lato e sfruttamento dall’altro».

Un progetto?
«Fra tre o quattro anni ricomporre in questi luoghi le opere che vi appartenevano, e che sono state rubate o vendute, ma anche quelle recuperate dai carabinieri del Nucleo di Tutela del Patrimonio Culturale. Per ricostituire l’aura originale del palazzo di un grande collezionista. Ippolito (d’Este, fautore della Villa che da lui prende il nome ndr) mi ringrazierebbe».

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Martedì 22 Ottobre 2019, 08:37
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