Gianluigi De Palo su Leggo: «La lezione della platea»
di Gianluigi De Palo

Gianluigi De Palo su Leggo: «La lezione della platea»

Sanremo è Sanremo e noi siamo fieri di essere italiani, anche quando si tratta di una tradizione quasi scontata. Da bravo figlio di un non udente la mia formazione musicale è scadente. Per questo la cosa che mi ha più colpito, mentre coi figli litigavamo per un pezzetto di divano, è stata platea gremita. Lo scorso anno c'erano palloncini gonfiati, stavolta persone in carne ed ossa. Con la mascherina, ma pur sempre persone. Così come sono persone quelle che ogni giorno ancora muoiono per questo maledetto virus. Ed è per questo che è importante quella platea, perché non ci dice che l'emergenza è finita, ma che possiamo ricominciare ogni volta. Che siamo cresciuti. Che ci si può abituare a tutto, ma non ai morti. Le cose non si risolvono mai abituandosi al problema, ma rispettando la memoria e i sacrifici fatti. Dinanzi alle critiche alle performance artistiche che, spesso, cercano solo di attirare cinque minuti di attenzione fine a sé stessa, una platea gremita può cantare ed educare più di una canzone.
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Ultimo aggiornamento: Giovedì 3 Febbraio 2022, 12:34
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