Rapinatori arrestati a Milano: colpi da 300mila euro. «Prima delle rapine si davano la carica col neomelodico»

Rapinatori arrestati a Milano: colpi da 300mila euro. «Prima delle rapine si davano la carica col neomelodico»
Quattro colpi tra maggio e agosto del 2019, tre messi a segno e uno tentato, che hanno fruttato complessivamente 298mila euro: per questo cinque persone sono state arrestate a Palermo dopo una lunga indagine condotta dalla Polizia di Stato. Le rapine sono avvenute tra Milano e Busto Arsizio (Varese) in danno di agenzie di Ubi Banca: la banda di presunti «rapinatori trasfertisti» è stata individuata e bloccata dalla Squadra mobile milanese in collaborazione con l'omologa sezione siciliana, entrambe coordinate dalla Procura della Repubblica.

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NEOMELODICO PER DARSI LA CARICA I banditi prima di una rapina, per darsi coraggio, recitavano le frasi delle canzoni del neomelodico Salvo Pernice: in una intercettazione ambientale dell'8 ottobre scorso, poco prima di entrare nella filiale della Ubi Banca di Busto avevano ripetuto questo verso: «Nessuno ci batte, nessuno ci fotte, nessuno ci toglie la speranza che c'è in un sogno». Ma nonostante la "carica", sono stati arrestati alcuni minuti dopo dai poliziotti che li stavano monitorando.

Gli investigatori della Quinta Sezione della Mobile milanese, diretti da Francesco Giustolisi, hanno eseguito un'ordinanza di custodia cautelare nei confronti dei 5 rapinatori trasfertisti (da Palermo) divisi in due gruppi che avevano come anello di congiunzione Gaspare Aruta, noto truffatore di 44 anni. Era stato lui a organizzare i colpi a Milano (il 31 maggio e il 6 agosto in via Friuli, il 9 luglio e il 7 agosto in via Washington) assieme a Immesi Gaetano di 43 anni e Massimiliano Lopez di 45.

COME FACEVANO Il modus operandi era sempre lo stesso, Aruta restava fuori a fare il palo in auto, gli altri entravano coperti da parrucche e armati di taglierino con cui prendevano in ostaggio i presenti fino all'apertura della cassaforte temporizzata. «In tutto hanno portato via un bottino di quasi 300mila euro», ha spiegato il capo della Squadra mobile, Marco Calì. Pochi giorni prima del colpo a Busto Arsizio, Immesi e Lopez sono tornati a Palermo per incomprensioni sull'organizzazione della rapina. Così Aruta, a cui servivano soldi in fretta per comprare una casa da intestare alla figlia, ha chiamato un contatto in Sicilia per farsi inviare «due manovali, due ragazzi svegli». A Milano sono arrivati Vincenzo La Corte, di 45 anni, e Salvatore Montagna, di 51. I tre sono poi stati arrestati in flagranza mentre tentavano di assaltare la filiale.

Ultimo aggiornamento: Giovedì 18 Giugno 2020, 21:46
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