Si siede sulla statua di Canova per un selfie e la rompe, turista austriaco 50enne confessa. «Pagherò i danni»

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E' stato individuato, e ha ammesso la propria responsabilità, il turista austriaco che sabato scorso aveva danneggiato la "Paolina Borghese" di Antonio Canova, custodita nella Gipsoteca di Possagno (Treviso) per scattare un selfie.



A risalire all'identità dell'uomo, un cinquantenne, sono stati i Carabinieri della stazione di Pieve del Grappa (Treviso), che hanno dapprima esaminato i video delle telecamere di sorveglianza interne, che hanno immortalato tutte le fasi del danneggiamento. Intorno alle 12.30 di sabato scorso l'uomo, che faceva parte di un gruppo di turisti connazionali, è stato filmato mentre si sdraiava a fianco della statua, scattando fotografie. Nel rialzarsi era scivolato, e accortosi del danno si era allontanato.

Consapevole dello scempio fatto ad un'opera di Antonio Canova, per immortalarsi con un maldestro selfie, è fuggito pensando di averla fatta franca, ma il turista austriaco è stato però individuato e denunciato dai carabinieri. I filmati a circuito chiuso della Gipsoteca di Possagno lo hanno inchiodato: le immagini mostrano chiaramente che l'uomo, un 5Oenne di Aistersheim, alcuni giorni fa si era sdraiato a fianco di 'Paolina Borghesè (che lo scultore aveva realizzato tra il 1804 e il 1808) e dopo la foto si è alzato urtando con il proprio piede quello della statua in gesso, rendendolo monco dell'alluce e parte di altre due dita.

Poi, facendo finta di nulla si è allontanato. Il danno non è stato ancora quantificato dalla direzione della Gipsoteca, che sta attendendo i restauratori, ma non dovrebbe essere di grande entità. La statua, stranamente senza una filo di protezione, contribuisce a fornire l'immagine completa dell'arte e della vita di Canova: oltre ai gessi (che sono le statue originali, di cui i marmi sparsi per il mondo sono le repliche), nel museo sono custoditi i dipinti a olio e a tempera, i disegni, le memorie, i vestiti, gli strumenti di lavoro, i libri. I carabinieri di Pieve del Grappa hanno stabilito, fin da subito, che quella persona faceva parte di un gruppo di turisti austriaci che, in rispetto delle disposizioni per il Covid-19, aveva prenotato la visita attraverso accredito, inviato via mail al museo. Proprio da quel messaggio di prenotazione, i militari hanno contattato la donna che aveva fissato la visita per una decina di persone, spiegandole, con un interprete, la gravità del danno. A quel punto, in lacrime e presa dalla disperazione, la donna ha riferito che l'autore dello scempio era il marito, aggiungendo che era intenzione del consorte spiegare l'accaduto, scusarsi e rendersi disponibile ad affrontare le conseguenze delle sue azioni e dunque a pagare i danni. E così, alcune ore dopo, alla caserma dell'Arma di Pieve del Grappa è arrivato per email un accorato messaggio con cui l'uomo trasmetteva le sue generalità e la foto della propria carta d'identità, confermando i fatti così come ricostruiti dalle indagini, assumendosi totalmente la responsabilità, consapevole delle conseguenze che lo attendono. Nel frattempo i carabinieri hanno trasmesso all'autorità Giudiziaria una dettagliata relazione sul contenuto delle indagini, con l'ipotesi di reato di danneggiamento
Ultimo aggiornamento: Martedì 4 Agosto 2020, 15:04
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