Scuola, test per presidi: «Vince chi non risponde». Rivolta al concorso
di Lorena Loiacono

Scuola, test per presidi: «Vince chi non risponde». Rivolta al concorso

Cento quesiti in 100 minuti, in pratica una risposta al minuto. Una raffica. Ma attenzione: se sbaglia risposta, il candidato perde punti preziosi. Meglio allora non rispondere affatto in caso di incertezza, così le probabilità di superare il vicino di banco aumentano.
Eppure non si tratta di un quiz a premi ma della prova preselettiva del concorso a preside: una sorta di rischiatutto dove però, in palio, c'è il ruolo da dirigente scolastico. Un concorso fondamentale che con i 2.425 posti a bando andrebbe a sollevare la scuole da reggenze e posti vacanti: in Italia infatti, nelle 8mila scuole sul territorio, sono solo 6.792 i presidi in servizio, a fronte di 1.189 posti vacanti e ben 1.748 reggenze, con cui un preside regge due istituti diversi. Per questo, quindi, il concorso era atteso da anni. Quello precedente risale al 2011.
Ma qualcosa non è andato a genio ai 34.580 iscritti al concorso, dei quali si sono presentati alla prova solo 24.082: la modalità di preselezione, a cui si può imputare buona parte delle 10mila defezioni dell'ultimo minuto, somiglia troppo a una raccolta punti per poter selezionare i futuri dirigenti scolastici: assegna un punto per ogni risposta esatta, zero per ogni risposta non data e toglie 0,3 punti per ogni risposta errata. Insomma l'emeblema dell'Italia stritolata dalla burocrazia dove non prendere una decisione è meglio che cercare la soluzione. Gli ammessi allo scritto sono 8736: gli 8700 previsti dal bando più 36 candidati che risultano a pari merito con 71,7 punti. «Si tratta di una modalità di selezione già utilizzata nei concorsi spiega Marcello Pacifico, segretario nazionale Udir - ma che non rende giustizia a chi si è preparato a dovere. Anche perché sbagliare risposta equivale a non darla: è la stessa cosa». Ci si interroga anche sui contenuti delle domande che in alcuni casi, spingendo il candidato a rispondere perché apparentemente chiare, hanno poi tratto in errore: «Il test era fatto di quesiti astrusi denuncia Mario Rusconi, presidente dell'Associazione nazionale dei presidi del Lazio - il problema è che così non si punta a valutare le competenze da dirigente». E si annunciano una valanga di ricorsi.
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Mercoledì 25 Luglio 2018 - Ultimo aggiornamento: 08:13
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