Remo, l'appello due giorni prima di morire: «Fate una legge seria sull'eutanasia, avrei sofferto meno»
di Simone Pierini

Remo, l'appello due giorni prima di morire: «Fate una legge seria sull'eutanasia, avrei sofferto meno»

Ha salutato tutti su Facebook. Remo Levato è morto a 58 anni ucciso da una malattia neurodegenerativa. Ex dipendente della Cartiera di Germagnano, era anche consigliere comunale. Due giorni prima di morire ha deciso di inviare un messaggio agli amici e ai figli, annunciando di aver smesso di lottare contro un male che non gli avrebbe lasciato scampo. E nel farlo ha lanciato un appello alla politica sul tema dell'eutanasia, definendola «in colpevole ritardo per una legge sul fine vita che, se fosse stata in vigore, mi avrebbe regalato qualche sofferenza in meno». Lo ha fatto chiedendo ai nostri amministratori di trovare «il coraggio di affrontare e sanare una mancanza grave. Morire in ospedale vuol dire farlo in diversi giorni, morendo di sete e di morfina. È quello che chiamano suicidio assistito, cosa molto diversa dall'eutanasia legale».



La lunga lettera apparsa sul suo profilo si apre con un «CIAO!» rivolto a tutti a cui scrive che «Il mio percorso in questa vita si sta per concludere e voglio salutarvi tutti personalmente». È il 6 settembre quando trova la forza di aprire il suo account per le sue ultime parole, due giorni prima di morire. «Stanotte, con una crisi respiratoria, sono diventato ufficialmente un grosso problema per i miei ragazzi - si legge - problema che non posso più tamponare con adeguamenti al ribasso. Grazie per avere condiviso qualche piccola o meno piccola cosa con me. Lascio il mio profilo ai miei figli, a mia moglie e l'utilizzo a scopo ludico al mio amico Gian»

«Non siate sorpresi dell'epilogo che ho scelto - spiega - perchè è in linea con quello che sono sempre stato. Non posso permettere a questa terribile malattia di fare ancora di più. Ha già distrutto il mio fisico del quale ero orgoglioso, ha cancellato il mio lavoro, ha fiaccato la mia psiche con mesi di terrore conoscendone bene l'evoluzione, mi ha già allontanato dai miei affetti ed in futuro mi costringerebbe a diventare un peso dannoso per i delicati equilibri familiari. Ho ancora un ruolo ed una responsabilità: tutelare i miei figli a qualunque costo... e per farlo non devo danneggiare troppo il luogo sicuro della loro infanzia con una presenza sempre più destabilizzante. Loro sono il mio orgoglio, la mia proiezione nel futuro e sono stati la mia vita finchè è stata tale. Quindi... lo devo fare... è molto semplice! In verità, la mia decisione iniziale è sempre stata un'altra, ma continuando a rimandare una scelta che mi è oggettivamente difficile, sono giunto all'impossibilità di auto infliggermi proprio un bel nulla... Subentra il piano B».

E qui parte l'appello alla politica. «Lancio, in qualità di parte in causa, un'accusa/appello affinchè la politica, già in colpevole ritardo per una legge sul fine vita che, se fosse stata in vigore, mi avrebbe regalato qualche sofferenza in meno, trovi il coraggio di affrontare e sanare una mancanza grave - dice ancora Remo - Morire in ospedale... vuol dire farlo in diversi giorni, morendo di sete e di morfina. E'quello che chiamano suicidio assistito... cosa molto diversa dall'eutanasia legale. E' il lavarsene le mani per mancanza di coraggio e lungimiranza politica, è fortemente deludente. Porterò con me i miei momenti più importanti e gli affetti più profondi. Spero di tornare in una qualche forma per stare vicino a coloro che ho amato e che devo lasciare con un dolore straziante. Me ne andrò incompiuto ed arrabbiato, assolutamente non in pace perchè subisco la mia morte come un'intollerabile ingiustizia. Lascio figli da crescere, lascio progetti incompiuti... nessuna compensazione di nessun'altra vita, compresa quella eventuale "eterna", potrà mai risarcirmi di quanto sono obbligato a lasciare in questa!!! 

«Lascio a mia moglie un fardello enorme
- aggiunge nella lettera - ma confido che riuscirà a trovare forze e capacità per superare e tamponare il vuoto che si aprirà in famiglia anche grazie alla "precettazione" dei nonni che è già in corso. Grazie per tutto e per avere condiviso moltissimo con me e per i nostri ragazzi! Sei stata importante per la mia trasformazione in multipapà anche contro il mio pensiero... mi hai reso orgoglioso e completo. Raccogli tutte le tue forze ed affronta le prove difficili con coraggio, dopo un primo momento di sconforto troverete nuovi equilibri ed alla fine supererete le difficoltà. Davide, Anna... grazie dal profondo! Un grazie speciale anche Luminita per molte cose e per gli sforzi che farà per Fabio
Un grande bacio ed un abbraccio a tutti i miei ragazzi. Siate sempre forti, coraggiosi e con la capacità di sostenervi a vicenda perchè la vostra forza sarà nell'unione e perchè mamma ha bisogno di tre ragazzi più giudiziosi e meno litigiosi. Grazie per ogni piccola emozione, avete riempito e dato uno scopo alla mia vita! Affrontate la vita a viso aperto e senza timore, abbiate sempre il desiderio di lottare per migliorare il vostro futuro, coltivate la qualità delle cose e ricordate sempre le vostre origini. Non potrò trasmettervi ciò che ho avuto da nonna Dorina e nonno Primo... questo è un mio grande cruccio. Abbiate voi attenzione alle grossissime radici che vi lascio
».

«Un altrettanto grande bacio ed abbraccio a tutte le persone che mi hanno voluto bene, in ogni forma si sia sviluppata
- conclude Remo - Siete stati preziosi! Auguro ad ognuno di voi ogni bene per i vostri progetti futuri... che possano essere pieni di grandi cose, di soddisfazioni, di desideri realizzati di sogni da compiere, di speranze da inseguire... di gratificazioni per i successi! Possiate avere la migliore vita possibile, la capacità di affrontarla con tanta positività e coraggio. Buon viaggio! Remo, Papà».
Martedì 10 Settembre 2019, 19:03
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