Moglie ammazzata di botte, il marito killer piange e confessa: «Mi ero drogato»
di Gianluca Amadori

Omicidio Cavarzere, moglie mmazzata di botte. Il marito killer piange e confessa: «Mi ero drogato»

Natalino Boscolo Zemello aveva assunto droga nella notte tra martedì e mercoledì, quando ha picchiato a sangue la moglie, Maila Beccarello, 37 anni, morta prima di arrivare in ospedale. Lo ha confessato lo stesso ex pescatore di Cavarzere nel corso dell'interrogatorio sostenuto ieri mattina di fronte al gip, David Calabria, e il pm che coordina le indagini, Stefano Buccini, il quale lo accusa di omicidio volontario, aggravato dal rapporto di coniugio e dalla particolare crudeltà messa in atto.
 
 


Difeso dall'avvocato Andrea Zambon, Natalino Boscolo Zemello ha cercato di alleggerire la sua posizione, sostenendo di essersi limitato a colpire con due schiaffi e un pugno al volto la donna, poi caduta in bagno battendo violentemente la testa sul piatto della doccia.

 
Versione che sembra coincidere poco con i rilievi effettuati dai carabinieri, i quali hanno evidenziato la presenza di schizzi di sangue ovunque, mentre il volto della donna era sfigurato dalle botte ricevute. Per avere un quadro più preciso della situazione, e capire se il racconto dell'indagato possa avere un minimo di credibilità, è necessario attendere lunedì, quando il medico legale Antonello Cirnelli eseguirà l'autopsia, disposta per accertare le cause del decesso, ma anche per ricostruire con esattezza il numero dei colpi con cui è stata picchiata, e in quale parte del corpo sono stati rivolti.

LE LACRIME DELL'IMPUTATO
Natalino Boscolo Zemello non è riuscito a trattenere le lacrime: ora che si trova chiuso nel carcere di Santa Maria Maggiore, probabilmente inizia a comprendere la gravità di ciò che è accaduto. «È un uomo distrutto», ha dichiarato il legale, spiegando che a far scoppiare la lite fatale tra i due coniugi sarebbe stata una scenata di gelosia della donna, di fronte ad un sms ricevuto dal marito.

A conclusione dell'interrogatorio, il gip ha convalidato l'arresto e ha emesso un'ordinanza di custodia cautelare in carcere, ritenendo che il trentasettenne sia socialmente pericoloso. Nel provvedimento si parla di delitto d'impeto, per il quale l'uso di droghe non costituisce alcuna attenuante. Di fronte al giudice il pescatore ha ripetuto il racconto fatto il giorno precedente al suo difensore, ovvero che non voleva uccidere Maila, ma che la convivenza forzata dell'ultimo anno con la moglie non era più sopportabile: Natalino stava scontando in detenzione domiciliare una condanna ad un anno e 8 mesi di reclusione per tentata estorsione e violenza privata, e non si poteva muovere dall'abitazione familiare nella quale Maila aveva acconsentito di ospitarlo. I familiari e le amiche della vittima hanno riferito che i pestaggi continuavano da anni, ma Maila non li aveva mai denunciati, e nessuno aveva chiesto l'intervento delle forze dell'ordine: erano stati minacciati e avevano paura di Boscolo Zemello
Ultimo aggiornamento: 12:45 © RIPRODUZIONE RISERVATA