Lidia Macchi, trovati 4 capelli sulla salma: "Non appartengono né alla vittima né all'imputato"

Lidia Macchi, trovati 4 capelli sulla salma: "Non appartengono né alla vittima né all'imputato"

A distanza di 30 anni ppunta un nuovo elemento. Quattro capelli di un 'ignotò, che non appartengono alla vittima e non sono attribuibili all'imputato Stefano Binda, sono stati trovati sui resti di Lidia Macchi, la studentessa di Varese massacrata con 29 coltellate nel gennaio 1987. Lo hanno riferito i periti nel corso dell'udienza davanti al gip di Varese Anna Giorgetti con al centro gli accertamenti, disposti con la formula dell'incidente probatorio, sul cadavere riesumato nel marzo del 2016. 



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I periti nominati dal giudice, tra cui l'anatomopatologa Cristina Cattaneo e il comandante del Ris di Parma Giampietro Lago, e i consulenti dei difensori di Binda e della Procura generale di Milano, hanno esposto i risultati delle lunghe analisi. Sono stati estrapolati circa seimila reperti tra peli e capelli. Fra questi, quattro capelli non appartengono a Lidia Macchi o a persone del suo gruppo familiare.



Attraverso la comparazione con il Dna i periti hanno «escluso con certezza» che siano riconducibili a Binda, l'uomo accusato di aver ucciso la ragazza, sotto processo davanti alla Corte d'Assise di Varese. L'imputato, oggi presente in aula, si è sempre proclamato innocente. «Periti e consulenti sono giunti alla stessa conclusione - ha spiegato uno dei difensori, l'avvocato Patrizia Esposito - i capelli non appartengono a Binda, e non si sa di chi siano». La salma verrà quindi restituita ai familiari. 


 
Martedì 9 Gennaio 2018 - Ultimo aggiornamento: 18:37
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