Furti di bancomat e truffe, decine di colpi: tra le vittime anche un membro de "Lo Stato Sociale"

Gli indagati sono 12 (dieci italiani e due romeni), ma uno di loro è morto tre mesi fa

Furti di bancomat e truffe, decine di colpi: tra le vittime anche un membro de "Lo Stato Sociale"

Una banda ben nutrita e ancora meglio organizzata, capace di mettere su un sistema quasi infallibile di furti di bancomat e truffe. Tra le loro vittime, anche un parroco e un musicista, membro della nota band indie Lo Stato Sociale. Si sono chiuse le indagini per 12 persone (dieci italiani e due romeni), accusate di associazione a delinquere, furto aggravato, corruzione per un atto contrario ai doveri d'ufficio, corruzione di persona incaricata di un pubblico servizio e frode informatica.

Scandalo garage a pagamento, intimidazione al giornalista Rai: «Mi hanno tagliato le gomme della macchina»

Le indagini

Tutto era partito da un'operazione del 2020, che aveva consentito ai carabinieri di sgominare un'organizzazione criminale che aveva messo a segno 90 colpi, per un totale di circa 400mila, ai danni di numerosi cittadini, tra cui un parroco bolognese e un componente della band Lo Stato Sociale. All'epoca vennero arrestate cinque persone. Dopo due anni di indagini i carabinieri sono riusciti a capire come faceva l'organizzazione criminale ad entrare in possesso dei bancomat che un istituto di credito spediva ai clienti, e che poi venivano usati per prelevare soldi dai conti correnti delle vittime. Per fare questo, la banda aveva inserito nell'organizzazione tre impiegati corrotti, spiegano gli investigatori.

Il modus operandi

In particolare, qualche anno prima dei colpi il capo banda aveva creato un profilo Facebook falso, utilizzando le generalità di una donna inesistente, ma facendo l'upload del volto e di altre foto di una persona reale, una 42enne napoletana che è una dei 12 indagati. Servendosi del falso profilo social la banda aveva carpito la fiducia dei tre impiegati, due a Bologna e uno a Pescheria Borromeo, nel milanese, e poi il capo del gruppo aveva aveva inviato sul posto la 42enne per 'testarè il carattere dei tre.

La 'posta' in gioco, spiegano i carabinieri, corrispondeva a 10 euro a bancomat, per un totale di circa 1.000 bancomat quasi tutti i fine settimana: queste erano le disposizioni che il clan aveva impartito a ognuno dei tre impiegati che, così facendo, si erano assicurati introiti mensili di 40mila a testa. Ogni venerdì, prima della chiusura dello stabilimento, gli impiegati corrotti rubavano i bancomat e li nascondevano in una scatola che poi una batteria di ladri recuperavano dallo stabilimento senza lasciare segni di scasso, visto che le telecamere venivano manomesse. Uno dei 12 indagati non potrà rispondere alle accuse perché deceduto tre mesi fa.


Ultimo aggiornamento: Giovedì 20 Ottobre 2022, 23:01
© RIPRODUZIONE RISERVATA