Codacons, beni pignorati per 300mila euro dal Fisco. La lettera al Governo: «Rischiamo la chiusura»
di Domenico Zurlo

Codacons, beni pignorati per 300mila euro dal Fisco. La lettera al Governo: «Rischiamo la chiusura»

Brutte notizie per il Codacons, una delle associazioni di consumatori più importanti d'Italia, che rischia letteralmente di scomparire dal panorama dell'associazionismo italiano e di chiudere i battenti: l'Agenzia delle Entrate ha infatti pignorato beni per 300mila euro all'associazione, con conseguente blocco delle risorse. Al centro della questione, spiega lo stesso Codacons, il contributo unificato che l'associazione, «in qualità di Onlus, non è tenuta a pagare sugli atti legali portati avanti a difesa della società e della collettività, ma che il fisco italiano continua a richiedere in modo ossessivo fino ad arrivare al recente pignoramento, deciso sulla base di interpretazioni della norma totalmente errate».

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In una lettera, rivolta al premier, Giuseppe Conte, ai vice premier, Luigi Di maio e Matteo Salvini, e al ministro dell'Economia, Giovanni Tria, l'associazione chiede un intervento per salvare il Codacons «dall'estinzione». Solo nell'ultimo anno l'associazione ricorda di aver avviato più di 300 ricorsi nei tribunali di tutta Italia «tesi ad affermare i diritti dei cittadini, azioni che ora, a causa del pignoramento dei beni dell'associazione, dovranno essere interrotte». Se Tria non spiegherà in modo chiaro all'Agenzia delle entrate che il contributo unificato non si può applicare alle realtà Onlus, afferma il Codacons, «dal prossimo settembre la più importante organizzazione dei consumatori italiana sarà costretta a chiudere progressivamente tutte le proprie sedi fino ad arrivare a portare i libri in tribunale e dichiarare fallimento». 

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NO A CAUSE GRATIS Poco meno di due mesi fa però la rivista telematica dell’Agenzia delle Entrate, Fisco Oggi, aveva pubblicato una nota sul tema che contraddice la posizione del Codacons:
«Onlus, qualche esenzione sì ma non dal contributo unificato», si legge nel testo (QUI IL LINK). «Non basta la qualifica, il beneficio diventa legittimo solo in base a un criterio di meritevolezza in funzione della solidarietà sociale e dell’oggetto del giudizio». In parole povere, la gratuità degli atti processuali non sarebbe dunque garantita.

Al quotidiano La Repubblica, il presidente del Codacons Carlo Rienzi spiega:
«È un’interpretazione gravissima, perché la causa in Tribunale è la più importante fase di difesa del cittadino, durante la quale si esplica il ruolo sociale di associazioni come la nostra - le sue parole - Se non avessimo gli strumenti per difendere un consumatore da una grande azienda fino al Tribunale, come potremmo fare il nostro mestiere?».
Sabato 11 Agosto 2018 - Ultimo aggiornamento: 17:08
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