Ciro, minacce di morte dalla famiglia di Maria Paola: «Condannato ad essere un mostro perché trans»

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Ciro Migliore era già stato minacciato di morte dalla famiglia di Maria Paola Gaglione, con quest'ultima che aveva provato a comunicare con la sua famiglia, ma invano. A dirlo alle agenzie di stampa, tra cui l'Adnkronos, la presidente di Arcigay Napoli, Daniela Falanga, alla quale Ciro ha chiesto di poter vedere Maria Paola per l'ultima volta per darle un ultimo saluto. La ragazza, 18 anni, è morta su una strada ad Acerra (Napoli) nella notte tra venerdì e sabato dopo essere caduta dallo scooter, inseguita dal fratello che non accettava la sua relazione con un ragazzo trans.

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«Il nostro impegno ora è innanzitutto su questo - spiega Falanga all'Adnkronos - e stiamo cercando di capire attraverso il pubblico ministero se sia possibile vedere per l'ultima volta Maria Paola. È il desiderio assoluto che ha Ciro in questo momento». Ciro è «una persona completamente devastata - aggiunge Falanga - non sente i dolori del corpo, solo il dolore del distacco terribile che gli è stato inflitto. Mi ha detto che gli hanno tolto la vita». Dalla famiglia di Maria Paola, racconta ancora Falanga, «aveva ricevuto diverse minacce e la stessa Maria Paola aveva cercato di comunicare con la propria famiglia, sentiva il grande bisogno di vedere i suoi, di parlare con loro
».

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«Invece sono arrivate solo minacce - continua la presidente di Arcigay - che Ciro ha ricevuto in qualità di persona trans, condannato all'irrisione e alla concezione di essere un mostro. È una vicenda che fa chiarezza su quanto accade nel quotidiano: le persone trans restano ancora le ultime nel panorama dei diritti e sono quelle che maggiormente vivono lo stigma sociale, mentre Maria Paola era una ragazza che andava assoggettata alle chiare dinamiche della cultura patriarcale, doveva essere spersonalizzata. Il suo ragazzo è un trans e in quanto tale era un mostro, una persona che quasi attaccava un virus, una malattia alla ragazza e la cambia. È una situazione critica, una questione culturale e rispetto a questo devo dire che l'Italia è messa proprio male».

In tal senso, sostiene Falanga, «noi dobbiamo assolutamente avere una legge contro l'omolesbobitransfobia. È fondamentale perché ci darebbe la possibilità di poter compiere azioni importanti, estese sull'intero territorio nazionale. Entreremmo nelle scuole con più facilità, potremmo creare delle case di accoglienza per tutte le persone come Ciro che vengono quasi condannate nella vita, probabilmente se avessimo avuto una casa di accoglienza li avremmo già ospitati. Potremmo denunciare i casi in cui le persone lesbiche, trans, gay, bisessuali sono attaccate, violate proprio in quanto intercettate come tali. Non si può dire che esistono leggi contro la violenza di genere: non esiste una legge che parli di violazione se delle persone vengono intercettate per la loro differente identità sessuale», conclude. 

Ultimo aggiornamento: Lunedì 14 Settembre 2020, 14:05
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