Coronavirus, il super-contagio della paura: «Tossisco, ho paura del virus. Mi fa il tampone?»

Coronavirus, il super-contagio della paura: «Tossisco, ho paura del virus. Mi fa il tampone?»

Basta che due viaggiatori di Padova diretti in Basilicata, senza febbre ma stressati per i casi di contagio di Coronavirus nella loro provincia, decidano di uscire dall’autostrada ad Ancona e puntare direttamente sul pronto soccorso per farsi controllare, anziché chiamare il 118 per farsi prelevare da un’ambulanza sterile. Apriti cielo, come s’affacciano al triage di Torrette e dicono da dove vengono e perché chiedono una visita, deve scattare in automatico il protocollo anti-contagio, con i due pazienti, entrambi uomini di mezza età, messi in isolamento metà pomeriggio e il resto dei presenti, sanitari e pazienti, costretti a indossare le mascherine. E in serata di casi del genere, di gente che al pronto soccorso chiede il tampone per qualche colpo di tosse, se ne contavano parecchi, in una psicosi crescente.

Basta un torpedone di tifosi in viaggio sull’A14, in arrivo da Cremona e diretti ad Ascoli per la partita di serie B, per mandare in fibrillazione il sistema regionale di Protezione civile e allertare il Gores (Gruppo regionale emergenze sanitarie), che alla fine consiglia al comitato per l’Ordine pubblico di Ascoli di rinviare il match in extremis e rispedire a casa i circa 70 supporter lombardi prima ancora che uscissero dall’autostrada per imboccare l’Ascoli-mare. Dietrofront obbligatorio a Pedaso. Motivo? Vengono da una città, Cremona, dove nella notte di venerdì era stato accertato un primo caso di contagio (poi ce ne sarà un altro) e le autorità hanno chiuso le scuole, sospeso tutte le sfilate di Carnevale e le manifestazioni sportive.

Benvenuti nell’era del bio-contenimento e delle paure più contagiose del peggior virus, dove lo sforzo sacrosanto arginare al massimo la diffusione dell’epidemia di Covid-19 si mescola all’emotività di molti e richiede a tutti di rivedere le proprie abitudini e i programmi, almeno di qui a qualche settimana. I contraccolpi si fanno sentire anche nelle Marche, regione dove ancora fino a ieri sera - dopo che per tutta la giornata il Gores s’era riunito praticamente no-stop - le autorità sanitarie escludevano casi acclarati di contagio del virus esportato dalla Cina, archiviando con un cessato allarme anche i tre pazienti sottoposti ieri a tampone: due appunto ad Ancona e uno a Porto Sant’Elpidio (Fermo) per lo zio di un paziente infettato in provincia di Cremona. In serata, per loro, esiti rassicuranti del test: tutti negativi al Coronavirus. Non è un caso sospetto nemmeno la studentessa di Foggia, a Urbino per l’università, che ieri ha chiamato i soccorsi. «Ho la febbre, sono stata di recente in Veneto, non vorrei...», ha detto ai sanitari, ma i test in ospedale hanno evidenziato una normale influenza.

Il virus ereditato dai pipistrelli qui non è ancora entrato in circolo, ma le Marche già scalano la marcia. Non solo eventi sportivi saltati: prima del match al Del Duca erano state già rinviate le trasferte della Samb, serie C di calcio, e dell’Aurora Jesi, B di basket, entrambe a Piacenza, altra provincia in prima linea dell’emergenza Coronavirus. 
Ma anche gite scolastiche in sospeso fino all’ultimo, non tanto per i rischi di contrarre il virus all’estero, quanto per le possibili difficoltà legate agli spostamenti in aereo, ai controlli con i termo-scanner e ai protocolli sulla quarantena in continua evoluzione: che succede se uno studente ha la febbre? Molti istituti riflettono, alcuni hanno già annullato viaggi all’estero. L’avvicinarsi della linea del fronte, con i casi di Coronavirus che si diffondono tra Lombardia, Veneto, Emilia e altre regioni, ha scatenato comportamenti collettivi da epidemia emotiva. Ieri il centralino del 118 di Ancona è stato bombardato da richieste di chiarimenti sul Coronavirus, con centinaia di domande in molti casi legittime - su come comportarsi in caso di tosse e febbre - ma in altri davvero strampalate, come quella di un tipo in ansia per aver incrociato in strada un cinese. «Mi devo preoccupare?», ha chiesto all’operatore, che ha trovato le parole giuste per tranquillizzarlo. 

Basta farsi un giro tra supermarket e farmacie di Ancona, come di altre città o piccoli comuni, per capire come nelle ultime 48 ore la gente abbia deciso di alzare le difese nella personale sfida contro il virus, facendo incetta di gel igienizzanti per mani (ormai quasi terminati) e chiedendo mascherine pressoché introvabili, per la delusione di clienti, che cercano ovunque le garze sterili per naso e bocca. Illuminante il siparietto andato in scena ieri mattina da Dr Max, l’ex farmacia Valla di corso Garibaldi ad Ancona, dove un’anziana ha tentato il tutto per tutto. «Non avete più mascherine? Le posso trovare in ferramenta?».
Ultimo aggiornamento: Domenica 23 Febbraio 2020, 09:33
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