Coronavirus, Julie morta a 16 anni a Parigi: è la vittima europea più giovane

di Stefania Piras
Fa impressione perchè aveva solo 16 anni, Julie A. è la più giovane vittima del coronavirus in Europa ed era francese, viveva a Parigi. Ed è una conferma: nessuno è immune dal virus, nemmeno i più giovani. La storia di Julie, una ragazza sanissima, senza altre malattie, lo dice a chiare lettere.  Il Paese guidato da Macron sta pagando un tributo salatissimo all'epidemia di coronavirus: 365 decessi registrati in 24 2ore e, ora, per la prima volta un'adolescente di 16 anni dell'  Ile-de-France, che è andata ad aggravare ulteriormente un bilancio già grave. La morte della ragazza è stata annunciata giovedì sera il direttore generale dell'ospedale Santé Jérôme Salomon. All'estero sono alle prese con la stessa emergenza che l'Italia sta affrontando da oltre un mese.

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Anche questa ragazza, come tantissime vittime del coronavirus, non ha potuto avere una degna sepoltura. Lo choc che stanno vivendo i suoi genitori è comune a tante famiglie in questo momento. Sabine, la mamma di Julie si è sfogata con il quotidiano Ouest-France e l'agenzia AFP raggiunta telefonicamente nella periferia pargina dove vive. Ha parlato di
«impossibilità di andare avanti dopo questa perdita», di senso della vita e della «costrizione a dover continuare la propria». 
 


«Aveva solo una semplcie tosse», ha ripercorso Sabine con i giornalisti. Julie ha eseguito un primo test che era negativo, e un secondo positivo. «Abbiamo creduto come tutti quanti nel mondo che il virus non colpisse i giovani e invece», ha pianto Sabine che ricorda di essere stata avvertita dall'ospedale e di essere giunta quando la figlia era già morta. L'hanno potuta vedere per pochissimo tempo, poi stop, via, bruciare tutti i suoi effetti personali e funerale tra qualche giorno. Anche in Francia c'è la fila. 
Mettiamo in fila gli elementi della degenza riscotruiti dai media francesi. «Julie aveva soltanto un pò di tosse, da una settimana. Aveva preso uno sciroppo, qualcosa a base di erbe, aveva fatto inalazioni», ha detto mamma Sabine. Sabato aveva cominciato a sentirsi mancare il fiato: «Nulla di clamoroso - racconta la madre - aveva difficoltà a riprendere respiro». Poi attacchi continui di tosse e la visita dalla dottoressa di famiglia che la invita a chiamare l'ospedale. Julie viene ricoverata, la madre rientra a casa ma poco dopo la avvertono che uno scanner ai polmoni della figlia ha rivelato dei problemi: «Nulla di grave». La notte, però, la ragazza viene colta da insufficienza respiratoria e trasferita d'urgenza all'ospedale pediatrico di Parigi, il Necker, dove la sottopongono al tampone. Entra in rianimazione, la madre va a trovarla e Julie le dice: «Ho male al petto...». I risultati del tampone sono negativi, la madre torna a casa tranquillizzata. Il giorno dopo, il risultato del primo test viene rettificato: Julie è positiva. I medici, che alla luce del primo annuncio negativo l'avevano curata senza maschere e protezioni, la intubano quando ormai è senza conoscenza. In poche ore il decesso. «Un evento rarissimo a quest'età», sottolineano i sanitari che parlano di una forma molto aggressiva di Coronavirus. 
 
 


 
Ultimo aggiornamento: Sabato 28 Marzo 2020, 00:13
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