Il morso del Black Mamba e il veleno letale, ora è possibile sopravvivere: ecco la scoperta
di Simone Pierini

Il morso del Black Mamba e il veleno letale, ora è possibile sopravvivere: ecco la scoperta

Il morso del Black Mamba è da sempre riconosciuto come uno dei più letali al mondo. La morte è quasi certa, ma degli scienziati sostengono di aver trovato una cura per sopravvivere al suo veleno usando sostanze estratte da campioni di sangue umano. Lo hanno testato sui topi e l'effetto è stato positivo. Ora sperano di essere in grado di creare un nuovo trattamento per neutralizzare i vari tipi di morsi di serpente e salvare migliaia di vite.

Ucciso dall'ameba mangia-cervello: «Si muore nel 90% dei casi»

Epatite dei topi, il primo caso al mondo su un uomo: «Contaminato dal cibo»​



Ogni anno circa 5 milioni di persone, spiega l'Independent, sono morsi da serpenti e il dato raggiunge l'incredibile cifra di 150.000 morti. Altre persone invece restano disabili. Poiché la maggior parte di queste vittime arrivano dalle parti più povere del mondo, le aziende farmaceutiche hanno meno probabilità di investire in terapie per loro. Nel tentativo di migliorare questa situazione, il professor Andreas Hougaard Laustsen e il suo team di ricerca internazionale hanno deciso di iniziare studiando il veleno letale del Black Mamba.

Impaurita dagli abitanti della savana africana, il Black Mamba produce un potente veleno che colpisce il sistema nervoso umano e può uccidere in poche ore. Sebbene possano essere trattati con degli antidoti, quelli attualmente in uso derivano in genere dal sangue dei cavalli che in precedenza sono stati resi "iperimmunizzati" iniettandoli con piccole quantità di veleno. Questo produce anticorpi nel sangue che possono essere estratti e utilizzati per combattere gli effetti del veleno negli esseri umani. Tuttavia questi trattamenti sono costosi e provocano una varietà di effetti collaterali come reazioni allergiche.

Il professor Laustsen, che ha sede presso l'Università tecnica della Danimarca, ha studiato come l'utilizzo di anticorpi umani possa ottenere risultati migliori. Gli scienziati hanno così sviluppato un'alternativa basata sul laboratorio. Dopo la scansione di una "libreria" contenente i geni degli anticorpi umani raccolti dalle cellule del sangue, hanno poi esaminato gli anticorpi in grado di combattere le tossine del Black Mamba. Una volta identificati i geni corretti, li hanno inseriti in cellule trasformate in piccole fabbriche per produrre grandi quantità di anticorpi.

Vaiolo delle scimmie, terzo caso in Europa: un operatore sanitario in quarantena​​

«Il balzo in avanti nei nostri esperimenti deriva dall'utilizzo di un metodo biotecnologico per trovare e poi propagare anticorpi umani in laboratorio e consentire l'uso nel trattamento», ha detto il Prof. Laustsen dopo che i risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista Nature Communications. «Il metodo che abbiamo utilizzato può essere utilizzato per scoprire gli anticorpi umani in laboratorio simulando il sistema immunitario umano, così possiamo evitare di iniettare i pazienti con il veleno del serpente e aumentare gli anticorpi attraverso l'immunizzazione».

Gli anticorpi derivati ​​da questo processo sono stati poi miscelati in un cocktail che è stato somministrato ai topi, un trattamento che ha fermato gli effetti neurotossici del veleno del Black Mamba. I ricercatori hanno detto che mentre questi risultati prometto bene, ma passeranno anni prima che vengano ampiamente applicati per trattare i morsi di serpente. 
 
Martedì 2 Ottobre 2018 - Ultimo aggiornamento: 18:49
© RIPRODUZIONE RISERVATA
POTREBBE INTERESSARTI ANCHE..
COMMENTA LA NOTIZIA
1 di 1 commenti presenti
2018-10-04 16:53:30
se si fossero prodigati tanto per il cancro ,che miette molte più vittime,non avrebbero impegnato tempo e soldi meglio
DALLA HOME