Prima Scala, il regista Kasper Holten: «Abbiamo fatto del nostro meglio. Un'opera sulle vittime del potere e sulla violenza che ritorna»

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«Abbiamo fatto del nostro meglio provando a raccontare una storia. Se il pubblico ne è rimasto toccato siamo contenti, perchè era tutto quello che chiedevamo». Dopo i tredici minuti di applausi riservati al Boris Godunov di Musorgskij per la Prima con cui il Teatro alla Scala ha inaugurato la stagione, il regista Kasper Holten al suo esordio scaligero si dice soddisfatto. E nel dietro le quinte della scena mastodontica del Teatro, commenta così il successo: «Boris è un'opera sul cinismo del potere e sulle vittime di quegli uomini che cercano il potere. L'idea era di portare fuori questo aspetto per renderlo più toccante. Spero che il pubblico abbia colto il dolore di quest'opera e non solo il piacere». 

Credits: Brescia e Amisano © Teatro alla Scala

La versione scelta dal maestro Riccardo Chailly insieme a Kasper Holten per l'opera di Musorgskij è stata quella primigenia del 1869, che sgomentò i contemporanei dell'epoca  (che bocciarono la messa in scena) perchè troppo innovativo e realistico dal punto di vista drammaturgico e musicale. Il tema della colpa individuale, del rimorso di coscienza conseguente al delitto ricorre in tutto il libretto. «Credo che nello spettacolo si legga il linguaggio della violenza che continua a ritornare anche con il sangue e il linguaggio del potere raffigurato dall'oro e dall'opulenza. Ciò vuole significare che la storia si ripete, ed è triste reminder del fatto che dove c'è potere c'è sempre anche violenza». 


Ultimo aggiornamento: Giovedì 8 Dicembre 2022, 10:41
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