A Reggio Emilia per una full immersion di arte, cibo e fotografia
di Mariacristina Righi

A Reggio Emilia per una full immersion di arte, cibo e fotografia

Questo è il momento migliore per una tappa a Reggio Emilia con una full immersion culturale, gastronomica e artistica. Sono aperti al pubblico, spesso anche nelle ore serali e nei weekend in particolare, per eventi e mostre, palazzi storici, sedi espositive canoniche, ma anche spazi insoliti e soprattutto il Nuovo Museo, definito dal sindaco Luca Vecchi “uno spazio innovativo, un archivio dei beni comuni, una reinterpretazione della storia e dell’arte di Reggio Emilia in continua osmosi con le collezioni storiche del Palazzo dei Musei e in dialogo con la comunità contemporanea e con il futuro”.

 

Il Nuovo Museo è nato dall’intuizione e dall’idea progettuale dell’archistar Italo Rota, in dialogo con la direzione del Museo, il team di conservatori, ricercatori e curatori delle collezioni, dopo un decennio di riflessioni, iniziative pubbliche e grandi mostre che hanno spaziato dall’archeologia alla paletnologia, dalle scienze alla pittura e alla fotografia. L’area della contemporaneità è rappresentata in gran parte dall’enorme e unico patrimonio fotografico, frutto delle opere raccolte o commissionate dall’amministrazione comunale agli artisti, internazionali e reggiani, che hanno partecipato al festival Fotografia Europea in oltre 15 anni. Il cuore di questa sezione è la produzione di Luigi Ghirri, custodita nell’Archivio Eredi Luigi Ghirri, esposta in permanenza. L’immagine, fotografica e filmica, è il tema dominante che accompagna tutte le nuove sezioni. La regia dei tanti video che arricchiscono la visita, è di Francesca Grassi, con inserimenti di altri autori, per esempio Domiziana Bani, Mario Martone ed Ermanno Olmi.

“A Reggio Emilia, la fotografia è parallela alla passione per la musica – spiega Italo Rota – È quasi un’ossessione collettiva, di altissima qualità. Altre arti non arrivano a queste vette, perché Reggio è stata ingiustamente spogliata nei secoli di alcuni capolavori”.

Le numerose mostre dell’edizione 2021 di Fotografia Europea (in corso fino al 4 luglio – poi seguirà il calendario degli eventi estivi) permettono una visita degli spazi storici della città da un punto di vista molto speciale.

I Chiostri di San Pietro (ttps://www.chiostrisanpietro.it) sono il più straordinario complesso monumentale di Reggio Emilia, uno dei più suggestivi del Rinascimento italiano, con una forma che porta la mano inconfondibile di Giulio Romano. Si tratta di un antico monastero utilizzato nei secoli nei modi più disparati e poi rimasto inaccessibile, nel centro storico della città, fino al momento della riscoperta e del recupero pubblico. L’imponente opera di restauro del corpo centrale e degli spazi annessi ha restituito i Chiostri di San Pietro alla città come centro culturale di rilievo internazionale.

Le prime notizie dell’ex Convento di San Domenico, detto anche degli Stalloni, i Chiostri di San Domenico (tel. 0522 451722) risalgono al 1233 quando i cittadini reggiani iniziarono a scavare le fondamenta di una chiesa e di un convento per i frati domenicani. Nel 1509 venne istituito il Tribunale dell'Inquisizione, per servire la Diocesi di Reggio e di Parma e una parte dei locali del convento, che si affacciavano su piazza San Domenico, furono destinati alle prigioni. Nel 1702 iniziò la decadenza del convento e nel 1723 iniziarono i lavori per un restauro generale. In età napoleonica il convento venne utilizzato come caserma per le truppe. Nel 1860, infine, il complesso venne destinato a deposito cavalli stalloni con un nuovo e pesante intervento edilizio. Alla fine del Novecento, l’impegnativo progetto di restauro e recupero funzionale ha voluto salvaguardare l’architettura nel suo divenire stilistico, evidenziando i vari stili e le diverse destinazioni d'uso che nel tempo si sono succedute.

Palazzo da Mosto (https://www.fondazionemanodori.it/palazzo-da-mosto) è una delle più significative dimore reggiane quattrocentesche, voluto da Francesco da Mosto, alto funzionario ducale.

Il palazzo che oggi ospita la sede espositiva Palazzo Magnani (https://www.palazzomagnani.it/) appartenne per un secolo ai conti Becchi, per poi passare, all'inizio del Settecento a un'altra famiglia nobile, i Chioffi, che nel 1841 ne promossero restauri importanti, dando all'edificio la configurazione attuale.

Lo Spazio Gerra (https://www.spaziogerra.it), ex-albergo Cairoli, è stato donato al Comune di Reggio Emilia da Anna Maria Ternelli Gerra con lo scopo di creare un nuovo luogo culturale della città dedicato al marito, l’artista Marco Gerra. L’edificio dell’albergo è stato recuperato con un innovativo progetto dell’architetto Christian Gasparini.
L'insediamento in città del Ghetto Ebraico con la Sinagoga (www.istoreco.re.it) risale circa alla seconda metà del XVII secolo ed era compreso fra le vie Caggiati, della Volta, dell'Aquila, Monzermone.

Il maestoso complesso del Teatro Municipale Romolo Valli (https://www.iteatri.re.it), circondato dai giardini pubblici, caratterizza il centro della città. È nello spazio urbano occupato dall'antica cittadella e copre un'area di quasi 4mila metri quadrati. Dispone di una biblioteca, di un archivio e di una discoteca storica aperti al pubblico.

La Collezione Maramotti (https://www.collezionemaramotti.org/it/home) è una galleria privata di arte contemporanea. In esposizione oltre duecento opere, tra dipinti, sculture e installazioni, rappresentative delle principali tendenze artistiche italiane e internazionali dal 1945 a oggi, nella prima sede produttiva di Max Mara convertita in spazio espositivo. Per tutto il mese di luglio la galleria ospiterà la prima parte della residenza di sei mesi di Emma Talbot, vincitrice dell’ottava edizione del Max Mara Art Prize for Women, organizzata dalla Collezione Maramotti. Alla vincitrice del premio è offerta la possibilità di sviluppare la propria carriera attraverso un periodo di residenza in Italia della durata di sei mesi che culminerà con un’importante mostra personale del nuovo corpus di opere prima alla Whitechapel Gallery e poi alla Collezione Maramotti nel 2022. Dopo Reggio Emilia, Emma Talbot si sposterà a Catania (agosto e settembre)e a Roma (ottobre e novembre)..

In ottemperanza del Decreto Legge 22 aprile n.52 “Misure urgenti per la graduale ripresa delle attività economiche e sociali nel rispetto delle esigenze di contenimento della diffusione dell’epidemia da COVID-19“, per l’ingresso ai palazzi e agli spazi espositivi è necessario registrarsi in biglietteria, direttamente sul posto oppure online.

Dalla colazione al dopocena, ma anche per acquisti enogastronomici, d’obbligo passare da piazza Fontanesi, una delle più caratteristiche piazze del centro storico, animata dalle distese dei tanti piccoli locali che vi si affacciano e ogni sabato mattina dai banchi del mercato del contadino. Must-have da consumare sul posto o da portare a casa come souvenir il parmigiano-reggiano Vacche Rosse, da degustare anche con l’aceto balsamico, erbazzone, gnocco al forno e chizze, tortelli verdi e cappelletti, oltre naturalmente alla grande scelta di salumi, dal prosciutto al salame, fino ai ciccioli.

Per info enogastronomia e ospitalità https://turismo.comune.re.it.

Reggio Emilia si raggiunge da Roma in meno di 3 ore (con Italo biglietti a partire da 102 euro a/r, Trenitalia biglietti a partire da 113 euro a/r). Dalla stazione AV Mediopadana, che dista 5,3 km, si arriva in centro storico in circa 20 minuti in autobus – (Biglietti e informazioni SETA – www.seta.it) o in taxi (tel. 0522452545).


Ultimo aggiornamento: Sabato 26 Giugno 2021, 15:21
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