L'algoritmo che uccide

L'algoritmo che uccide

di Maddalena Messeri

Prima dell'avvento di internet molti argomenti erano tabù, e per proteggere i più piccoli di certe cose proprio non se ne parlava: silenzio, ci sono i tetti bassi. Si creava così una bolla di non-conoscenza che garantiva ai propri figli una crescita più pura e nel bene e nel male gli si concedeva l'opportunità di scoprire con i giusti tempi il mondo degli adulti. Oggi le cose sono radicalmente cambiate: i minori hanno accesso a smartphone, tablet e computer e sono in grado di arrivare in pochi secondi a qualsiasi argomento, di viaggiare anche nei meandri più oscuri del web. Siamo addirittura arrivati al paradosso che alcuni genitori si preoccupano di più se un bimbo gioca in strada piuttosto che se sia online per ore. Questo tema è molto caro al #socialclub e dalla Gran Bretagna è arrivata una sentenza storica che conferma la necessità di una normativa per tutelare i minorenni dalle insidie dei social: Molly Russell si è tolta la vita 14 anni perché ha consultato oltre 2100 contenuti su depressione, autolesionismo e suicidio. Per sei mesi l'algoritmo ha continuato a proporle post e video che proprio non dovevano essere a disposizione di un'adolescente. Su questa urgenza si è pronunciato con un tweet anche il principe William: Nessun genitore dovrebbe mai sopportare ciò che la famiglia Russell ha passato. Sono stati incredibilmente coraggiosi. La sicurezza online per i nostri bambini e giovani deve essere un prerequisito, non un aspetto secondario.

@maddai_


Ultimo aggiornamento: Lunedì 3 Ottobre 2022, 14:55
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