Sanremo 2020, parla Amadeus: «Sarà un grande Festival, guardatelo prima di criticare. Ho capito chi mi è amico e chi no»
di Davide Desario

Sanremo 2020, Amadeus: «Sarà un grande Festival, guardatelo prima di criticare. Ho capito chi mi è amico e chi no»

Amadeus, partiamo dall’inizio o dalla fine?
«Partiamo dall’inizio. Così, riusciamo a dare una visione di insieme di questo Festival, del mio progetto, senza ricadere nella dinamica del botta e risposta polemico».

Allora dobbiamo cominciare proprio dalle prime polemiche: quelle sulla modalità di ufficializzazione dei cantanti in gara.
«Quando ad agosto abbiamo scritto il regolamento ho voluto fin da subito dividere la serata dei giovani da quella dei big. Volevo dare il giusto risalto a tutte e due le cose. Così, a differenza del passato, quando i nomi dei cantanti in gara venivano svelati durante Sanremo Giovani, quest’anno abbiamo deciso di farlo il 6 gennaio durante la trasmissione abbinata alla lotteria Italia con l’incredibile partecipazione di tutti gli artisti. Una cosa bellissima, innovativa. Ma ho scoperto che a Sanremo anche i muri hanno le orecchie».

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I muri hanno le orecchie?
«Sì, i primi giorni bastava che ipotizzassi la partecipazione di un ospite o la scelta di un cantante che il giorno dopo me la ritrovavo sui giornali. Per carità, ci sta. Così, ho deciso che due nomi - all’inizio dovevano essere quattro - non li avrei detti proprio a nessuno. Nemmeno ai parenti (ride ndr). E per fortuna ho fatto così».

Perché?
«Perché i nomi circolavano, è normale. E tutta la stampa correttamente evitava di scriverli. Poi, però, qualcuno ha deciso di farlo. Io, se avessi saputo la scaletta o gli ospiti di una trasmissione di qualcun’altro, non mi sarei mai sognato di spoilerarli. Il rispetto del lavoro altrui viene al primo posto».

E, invece, le polemiche sul “passo indietro”?
«Si è innescata una strana combinazione in cui alcune persone hanno deciso di attaccarmi. Ho già chiesto scusa a tutti e ribadisco che mi dispiace che qualcuno possa essersi sentito offeso da quelle parole».

Chi l’ha ferita di più?
«Chi mi ha ferito non merita di essere citato».

Ok, allora qual è la cosa che l’ha ferita di più?
«Sentirmi accusare di sessismo da persone che mi conoscono bene e che sanno che non è vero. Mi è servito a capire chi sono gli amici e chi no».

Ci sono stati anche messaggi belli?
«Tanti, tantissimi. Per fortuna. E non solo di colleghi e amici. A darmi la carica in questi giorni sono proprio le donne che incontro: giovani e meno giovani che mi fanno i complimenti, che mi dicono che sono con me. Certe signore anziane mi fermano per strada e mi parlano con dolcezza, mi danno una carezza, come fossi il nipote. Quasi si volessero scusare loro. E io invece ripeto loro che, for- se, mi sono espresso male».

A proposito di donne, in questo Sanremo sono tante o sono poche?
«Quelle che partecipano sono in linea con la proporzione di quelle che hanno proposto canzoni. Ma non mi sembra ci sia differenza con il passato. Anzi. Se proprio vogliamo dirlo, questo Sanremo è più rosa di tanti altri. E lo è per una questione di merito e non di un calcolo a tavolino. Ho scelto canzoni e ospiti per il loro valore, per quel che rappresentano e non con un algoritmo. Altrimenti lo facevamo fare al computer»

Il criterio del valore è valso anche per la scelta di tutte le canzoni in gara? O ha voluto comunque che ci fosse almeno un brano per ogni genere?
«Non scherziamo. Non ho riempito delle caselle. Ho fatto delle scelte dettate dalla mia esperienza: lavoro in radio dagli anni Settanta. Posso dire di conoscere i gusti della gente. I 24 brani sono una bella playlist che può essere suonata in radio per intero dal giorno dopo Sanremo. Una playlist che piacerebbe a mio padre che ha 82 anni e a mio figlio che ne ha 11. Io credo che sia un grande Festival. Un rocker come Piero Pelù per la prima volta in gara, Rita Pavone che ci torna dopo 48 anni, Irene Grandi porta una canzone di Vasco. Queste cose non possono passare in secondo piano».

Forse, rispetto allo scorso anno dove c’erano Ex Otago, Motta, Zen Circus, c’è poco Indie?
«Non è vero. Ci sono I pinguini Tattici Nucleari e poi c’è Bugo che ne è un esponente molto importante e il suo pezzo con Morgan è fortissimo».

E Junior Cally? Vogliamo dire una volta per tutte perché lo ha scelto e perché ritiene le accuse ingiuste?
«Per la canzone, innanzitutto. Ho sentito il pezzo e l’ho trovato molto forte. Come gli altri 23 d’altronde. Solo chi non si informa può dire che sia uno sconosciuto. È un brano di quelli che ascoltano i giovani. E trovo ingiusto criticarlo senza averlo ascoltato. E anche metterlo al bando per una canzone, che non conoscevo, di tre anni fa. Anche perché, diciamoci la verità, non è tenendo Junior Cally fuori da Sanremo che si tutelano i giovani: oggi i ragazzini, puoi controllarli quanto vuoi, ma ci mettono un secondo con internet ad ascoltare tutto quello che vogliono. Prima di criticare guardiamo e ascoltiamo. È come se si giudicasse un film solo dalla locandina».

E guardando Amadeus fino ad oggi che critica si fa?
«Sono troppo istintivo. Troppo spontaneo. Nel bene e nel male. Ma io non ce la faccio a farmi scrivere tutto quello che devo dire. Certo, forse dovrei prepararmi un po’ meglio per le conferenze stampa».

Ma Claudio Baglioni, non lo ha sentito? Non gli ha dato qualche consiglio?
«Certo che mi sono sentito con Claudio. Più volte a settembre. Ma anche con Carlo Conti e Baudo che ho incontrato in trasmissione da Fiorello. Pippo mi ha detto di curare soprattutto la musica, di metterla al centro. E io ho seguito il suo consiglio. Tutti mi hanno detto che tanto le polemiche ci saranno sempre e comunque».

E non le hanno detto: Ma chi te lo ha fatto fare?
«No. Assolutamente no. Chi ha fatto Sanremo lo conosce bene. Sa quanto è bello e importante».

Ma tra tutti i presentatori qual è quello a cui si ispira?
«A nessuno. Siamo tutti diversi. Ed è giusto così altrimenti sai che noia. Tra tutti però il mio idolo è Baudo. È un professionista completo: ha la classe, l’ironia, e sceglieva le canzoni belle che rimanevano nel tempo. Quello di Pippo è il Sanremo per eccellenza».

Già, le canzoni... qual è la sua preferita di Sanremo?
«Quella che Sergio Cammariere ha portato nel 2003 al Festival. Si intitolava “Tutto quello che un uomo”. Io ero a Sanremo nella giuria di qualità insieme a Carlo Verdone. E mi ero da poco fidanzato con Giovanna, la mia attuale moglie. Quella canzone mi entrò nel cuore, e tutte le volte che Cammariere la eseguiva io la chiamavo al cellulare per fargliela ascoltare in diretta e gliela dedicavo».

È un Festival internazionale?
«Gli ospiti internazionali sono i nostri ospiti nazionali. Certe volte in questo Paese ci dimentichiamo che abbiamo dei grandissimi cantanti, apprezzati in tutta Europa. Questo Festival ce lo invidia il mondo, solo da noi c’è una kermesse di questo valore e soprattutto con questa storia. Settanta anni di grande musica. Ben vengano gli ospiti stranieri, ma se dobbiamo parlare di artisti internazionali beh, allora, sono fiero di avere i Ricchi e Poveri che ora avranno le date piene per due anni in tutto il mondo, Al Bano e Romina che sono richiestissimi. Il grande ritorno di Johnny Dorelli. E poi Massimo Ranieri e Tiziano Ferro che...»

Che? Vada avanti.
«Massimo e Tiziano faranno un bellissimo duetto insieme. Lo abbiamo deciso ora. Ecco. Mi è scappato. Sono il solito istintivo».

È soddisfatto dell’appoggio del suo amico Fiorello?
«Con Fiorello ho un rapporto costante nel tempo, mi relaziono con lui da ormai 35 anni. Per me lui è importante. È un vulcano. Si è messo d’accordo con Tony Renis che dirigerà l’orchestra e Fiore canterà Quando, quando quando».

In questi giorni sta più dall’avvocato o alle prove all’Ariston?
«Sto solo all’Ariston, non leggo niente, mi isolo e penso solo ai cantanti e alla musica. Voglio solamente concentrarmi sul Festival di Sanremo. Le parole intorno a me è giusto che ci siano e va bene così, fa parte del Festival, ma io non vedo l’ora che arrivi il 4 febbraio. Penso positivo».
Ultimo aggiornamento: Martedì 4 Febbraio 2020, 15:52
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