Giffoni Film Festival 2021, inno green con il corto L'altra terra. Il regista: «Un progetto necessario
di Alessandra De Tommasi

Giffoni Film Festival 2021, inno green con il corto L'altra terra. Il regista: «Un progetto necessario»»

“Un grido di felicità”, il tema dell’edizione 50plus di Giffoni Film Festival (21-31 luglio), è anche un ponte tra sostenibilità e nuove generazioni. Lo racconta il cortometraggio L’altra terra, un progetto coprodotto dall’evento campano (Giffoni Innovation Hub) in collaborazione con Bayer. Diretto dal regista Daniele Pignatelli con protagonista l’attrice foggiana Alessandra Carrillo, vanta la sceneggiatura di Manlio Castagna, prolifico e poliedrico scrittore che spazia dai romanzi al piccolo e grande schermo.

Il film racconta un giorno estivo in campagna, all’inizio degli Anni Duemila, quando ancora Sofia (nella versione a 13 anni è interpretata da Beatrice Pignatelli, nipote del regista) era una bimba in visita dai nonni e pianta il semino nella terra di famiglia. Quando da grande compie un viaggio a ritroso verso le origini quel gesto semplicissimo le cambia la vita.

 

Com’è nata la sinergia che l’ha portata a dirigere L’altra terra?

Daniele Pignatelli: «Nel film La lettera – in uscita il prossimo anno - racconto dei tre detenuti assassini che in carcere hanno usato le loro mani sporche di sangue per realizzare le ostie per la comunione da inviare alle varie chiese. Quando le hanno mandate anche al Papa e lui li ha ringraziati all’Angelus le ordinazioni sono arrivate da tutto il mondo e io ho seguito questo viaggio. Bayer ha amato il progetto e ha pensato a me per questa nuova avventura, realizzata con quella “mano d’oro” di Manlio Castagna, che riesce a giocare con le parole per trasformare il ricordo di una storia in un messaggio sul futuro».

 

Come si sono svolte le riprese?

Daniele Pignatelli: «In tempo record: dal 6 all’8 luglio. E di volata abbiamo presentato il corto al Festival di Giffoni per poi farlo viaggiare nelle altre manifestazioni in giro per il pianeta. Io sono abituato al cinema sociale, ma mi ha colpito la lungimiranza di Bayer che guarda ai prossimi 100 anni».

 

Cosa rappresenta il seme del racconto?
Alessandra Carrillo:
«Il seme è la parte poetica della storia, che offre un contatto con la terra, un legame sempre presente nella vita di Sofia: è andata a vivere lontano ma poi ritorna, riscoprendo le radici, tornando alle origini, con quell’odore del pane nelle radici».

Daniele Pignatelli: «Il senso delle radici è profondissimo nella ricerca fatta da Bayer sulle nuove generazioni che ritornano dalla terra da cui sono fuggiti. Qui si parla di tradizioni e di passaggio generazionali, temi cruciali in un momento il cui il pianeta sta mordo. E non c’è luogo migliore di Giffoni per lanciare l’SOS perché è una fucina di giovani talenti».

Alessandra Carrillo: «Io vengo da una famiglia di agricoltori e sono cresciuta coltivando il grano, che sono felicissima di portare in questo festival che mette il futuro nelle mani dei giovani in maniera concreta. Mi piace pensare di avere dato anche il mio piccolo contributo, mostrando come vivere la terra».


Anche lei vi ha fatto ritorno da poco?
Alessandra Carrillo:
«Ora vivo a Roma, ma ho viaggiato per 10 anni in giro per il mondo lavorando come manager d’azienda. In questo somiglio a Sofia perché capisco i suoi bisogni. Anch’io sentivo la necessità di riappropriarmi di qualcosa, nel mio caso non era la terra ma si trattava delle emozion»i.

 

A chi si rivolge il film?
Daniele Pignatelli:
«Il film è per tutti, ha un pubblico trasversale e intergenerazionale perché tratta temi importanti ma in maniera leggero e con un finale aperto che lascia la lettura allo spettatore in questo barlume di speranza».


Qual è il primo film che ha visto da bambino?

Daniele Pignatelli: «Oliver Twist, a quattro anni, che mi ha fatto piangere come un vitello. E ho capito che per raccontare una storia devi avere qualcosa da dire, come spiegava il mio regista di riferimento, John Cassavetes».

 

Anche il suo prossimo film Ago e il drago parla dell’infanzia.

Daniele Pignatelli: «Sì, una specie di School of rock che girerò per cinque settimane in Salento e poi una a Genova. Il protagonista è Andrea De Dominicis, un ragazzo con la sindrome di Down che ho scoperto al Teatro patologico di Roma».

 

Suo figlio Filippo, di nove anni e mezzo, ha partecipato a L’altra terra e la accompagnerà anche nel prossimo progetto. Perché?
Daniele Pignatelli:
«I miei figli sono la mia gioia».

 

 


Ultimo aggiornamento: Lunedì 26 Luglio 2021, 10:47
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