Marchioni: «Sogno un film nella Roma dell'Ottocento»
di Paolo Travisi

Vinicio Marchioni: «Sogno un film nella Roma dell'Ottocento»

Sono passati dieci anni da Romanzo Criminale, la serie che ha dato popolarità a Vinicio Marchioni. Per lui, il mestiere dell'attore è un impegno, oltre la celebrità. Tanto cinema, tra cui un film con Woody Allen. E ancora il teatro, anche da regista, dove cerca di consegnare al pubblico la voglia di riflettere. Come in Uno zio Vanja, tratto da Anton Cechov, portato da Marchioni nei luoghi del terremoto. “Dopo Amatrice ho iniziato a costruire lo spettacolo perché attraverso Cechov volevo raccontare le macerie, anche umane, del nostro paese. Per ricordare che ci sono delle persone senza una casa, ho deciso di filmare tutto per farne un docufilm”.

Visitare i comuni distrutti, che impatto ha avuto?
«Ho fatto rappresentazioni in teatri vicini alle case crollate. Mi sono chiesto che significato avesse il mio mestiere tra quelle persone? Nel riempire di senso la vita senza perdere di vista la realtà».

Su Instagram ha postato il suo libretto universitario. Perché?
«E' stato cliccato più della foto di Romanzo Criminale, ma non sono un esempio, l'ho fatto per me, perché credo nell'importanza dello studio e della gavetta».

Questa paese premia le competenze?
«No, ma ci sono due possibilità: emigrare o coltivare il nostro piccolo orto. Io ho la fortuna di ricevere proposte di lavoro, ma devo continuare a guadagnarmelo, senza lamentarmi».

Le dà fastidio chi si lamenta?
Tanto, anche se ci sono i motivi. Ma non si può pretendere il lavoro, con uno stipendio alto subito. Bisogna dire a questi ragazzi che gli schiaffi servono, altrimenti crescono generazioni di insicuri e presuntuosi.

Perché quella foto insieme ai suoi colleghi di Romanzo?
«Non ci vedevamo da 10 anni. E' stato bellissimo ritrovarsi senza che nulla fosse cambiato. Eravamo cinque persone sconosciute, poi abbiamo fatto film e figli».

Un periodo storico di Roma che le piacerebbe interpretare?
«La romanità dell'800 raccontata da Luigi Magni. Mi piacerebbe fare un cattivo durante il Fascismo, per raccontare chi ha subito e chi ha fatto le leggi razziali».

Cosa vorrebbe che ricordassero di lei i suoi figli?
«La fantasia che io e mia moglie cerchiamo di stimolare, perdendo ore di sonno per leggere le fiabe, per insegnare la cultura dell'immaginazione, la sola cosa che ti salva la vita».
Venerdì 19 Ottobre 2018 - Ultimo aggiornamento: 09:22
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